Apollonio–Socrepes, Guarda (AVS): «Un’opera che non doveva aprire

Apollonio–Socrepes, Guarda (AVS): «Un’opera che non doveva aprire

Le perquisizioni scattate oggi tra Roma, Milano, Brescia, Napoli e Cortina nell’inchiesta sulla cabinovia Apollonio–Socrepes accendono un nuovo faro politico sul cantiere più contestato dei Giochi 2026. E Cristina Guarda, europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, non usa mezzi termini: «Questa opera non doveva nemmeno essere aperta. L’indagine squarcia il velo di ipocrisia che l’ha accompagnata fin dall’inizio».

Secondo quanto ipotizzato dalla Procura di Belluno, l’inchiesta ruota attorno a un presunto accordo collusivo e a condotte fraudolente per favorire una ditta consapevole che l’impianto non sarebbe mai entrato in funzione per le Olimpiadi. Un quadro che, per Guarda, mette in discussione l’intera narrazione della “fretta olimpica”: «Scopriamo che quella corsa contro il tempo potrebbe essere stata solo un paravento per spartizioni opache e violazioni sistematiche».

«Da un anno denunciamo rischi e irregolarità»

Guarda rivendica un lavoro di denuncia portato avanti insieme ai comitati locali e a Cortina Bene Comune. «Abbiamo segnalato i pareri critici dell’Autorità di bacino e della Soprintendenza sulla frana attiva di Mortisa. Poi l’assurdità di ruspe mandate a scavare senza progetto esecutivo né autorizzazione per l’immunità di frana», ricorda l’europarlamentare. Nel mirino, anche la gestione istituzionale del cantiere: «La Regione Veneto e la stazione appaltante hanno agito con una superficialità disarmante, sacrificando sicurezza idrogeologica e incolumità dei cittadini per inseguire scadenze impossibili». Ora, aggiunge, l’ipotesi investigativa di turbata libertà degli incanti «conferma che i grandi eventi non possono diventare zone franche dove si passa sopra a leggi, trasparenza e norme di tutela».

«Terreno che cede, case a rischio: mentre il territorio si feriva, qualcuno lucrava»

Guarda richiama anche gli effetti sul territorio: «Mentre il terreno cedeva di metri e le case dei residenti rischiavano danni, c’era chi faceva accordi sottobanco per lucrare sui Giochi». Da qui la richiesta di un chiarimento totale: «Chi ha permesso che i cantieri procedessero calpestando norme di sicurezza, trasparenza e pareri vincolanti deve risponderne davanti ai cittadini». La conclusione è un appello alla magistratura: «Vada fino in fondo. L’interesse economico di pochi non può valere più della legalità, della tutela del patrimonio naturale e della sicurezza pubblica».

© Copyright – I testi pubblicati dalla redazione su newsinquota.it, ove non indicato diversamente, sono di proprietà della redazione del giornale e non è consentita in alcun modo la ripubblicazione e ridistribuzione se non autorizzata dal Direttore Responsabile.

TAG
CONDIVIDI
Articoli correlati

© 2023 NIQ Multimedia s.r.l.s. – C.F. e P.IVA: 01233140258
Testata giornalistica registrata al Tribunale di Belluno n. 4/2019

Torna in alto