Il verde cittadino sempre più al centro dello scontro. Prima i tigli di via Feltre, ora gli ippocastani di viale Fantuzzi: a Belluno il fronte degli abbattimenti apre un nuovo caso. A sollevare la questione sono Italia Nostra e il Gruppo d’Intervento Giuridico, che il 20 maggio hanno presentato un’istanza di accesso civico e informazioni ambientali chiedendo chiarimenti sul previsto taglio di decine di alberi lungo il viale. L’intervento rientra nel progetto “Sisus” per lo sviluppo urbano sostenibile e prevede la sostituzione completa del filare di ippocastani. Ma è proprio questa impostazione a finire sotto accusa: secondo le associazioni, si procederebbe a un abbattimento generalizzato senza distinguere tra le piante realmente compromesse e quelle in buone condizioni.
Una criticità che troverebbe riscontro anche nei dati tecnici. La relazione agronomica commissionata dal Comune nel 2024 evidenzia infatti come, su 24 alberi analizzati, solo 11 presentino un livello di rischio elevato tale da giustificare la sostituzione, legato soprattutto a vecchie pratiche manutentive che ne hanno compromesso la stabilità. A rendere ancora più delicato il caso è il nodo delle autorizzazioni. Viale Fantuzzi è sottoposto a vincolo culturale e qualsiasi intervento deve essere preventivamente autorizzato dalla Soprintendenza. Un passaggio che – secondo quanto segnalato – non risulterebbe essere mai stato richiesto.
Un elemento centrale, anche alla luce dei precedenti recenti: proprio sul tema dei tagli alberi in città, la giustizia amministrativa ha ribadito la necessità di autorizzazioni esplicite e di motivazioni fondate sui reali rischi per la sicurezza, come emerso anche nel caso dei tigli di via Feltre. Per questo le associazioni hanno coinvolto il Ministero della Cultura, la Soprintendenza, il Comune di Belluno e i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, informando anche la Procura della Repubblica. L’obiettivo è verificare la regolarità dell’iter e valutare se l’intervento possa essere rimodulato, limitando i tagli agli esemplari effettivamente compromessi. In gioco, sottolineano, non c’è solo un progetto urbano, ma la tenuta complessiva del patrimonio arboreo cittadino e le sue ricadute sul piano ambientale e sanitario.





