Caro carburanti, Cgia: “misure utili, ma la situazione per molti resta critica”

Caro carburanti, Cgia: “misure utili, ma la situazione per molti resta critica”

Le misure introdotte dal Governo per frenare i rincari dei carburanti vengono accolte positivamente dalla CGIA di Mestre, ma non dissipano le preoccupazioni di molte categorie professionali. Il taglio delle accise di 20 centesimi al litro e il credito d’imposta per alcuni mezzi pesanti rappresentano un primo passo, ma gli artigiani ricordano che dall’inizio dell’anno il prezzo del diesel è comunque cresciuto del 20,9 per cento, pari a un aumento di 34 centesimi al litro. Per un autocarro sotto le 7,5 tonnellate, rispetto al 31 dicembre, fare un pieno oggi significa spendere circa 172 euro in più. In un anno il maggior costo supera i 12 mila euro per ciascun mezzo.

Le difficoltà non riguardano solo gli autotrasportatori. Anche taxisti, driver NCC, bus operator e agenti di commercio stanno facendo i conti con l’impennata dei prezzi. Si tratta di professionisti che percorrono quotidianamente centinaia di chilometri e che non possono ridurre l’utilizzo del mezzo, neppure in presenza di aumenti drastici. Per queste attività il carburante pesa in media per il 30 per cento sui costi operativi e il diesel, da gennaio, è tornato a essere un fattore di forte instabilità. A questo si aggiunge un ulteriore elemento di criticità: nonostante gli interventi del Governo, la benzina è comunque aumentata del 3 per cento.

La CGIA osserva come gli effetti del conflitto in Medio Oriente e la volatilità del mercato energetico internazionale stiano aggravando un quadro già complesso. Le misure nazionali sono importanti, ma non sufficienti: secondo l’associazione serve un’iniziativa europea che consenta ai singoli Paesi di stabilizzare la tassazione sui prodotti energetici senza compromettere la tenuta dei conti pubblici.

Un problema crescente riguarda anche le ricariche elettriche. Le flotte utilizzate per l’ultimo miglio, sempre più orientate verso il full electric, stanno affrontando aumenti che rischiano di vanificare i benefici ambientali ed economici della conversione green. Nell’arco di venti giorni, il costo di una ricarica è passato da 70 a circa 100 euro, con un incremento del 43 per cento. Per molti operatori, a cominciare da taxisti e NCC che applicano tariffe regolamentate e quindi difficilmente modificabili, si tratta di un aggravio difficilmente sostenibile. I trasportatori e le aziende di bus turistici, almeno in teoria, hanno margini per rinegoziare i contratti con i committenti, ma per chi lavora con tariffe fisse gli spazi di manovra sono minimi.

La questione assume proporzioni ancora più rilevanti se si considera che in Italia circa l’80 per cento delle merci viaggia su gomma. Il sistema produttivo e distributivo nazionale si basa su un modello logistico fortemente dipendente dal trasporto stradale: materie prime, semilavorati e prodotti finiti attraversano quotidianamente la rete infrastrutturale collegando poli industriali, hub logistici, porti e punti vendita. In un contesto simile, ogni oscillazione del prezzo del gasolio incide direttamente sul funzionamento dell’economia reale. La componente fiscale e il legame con i mercati energetici internazionali rendono complicato ridurre strutturalmente i costi del carburante, mentre la volatilità dei prezzi espone molte imprese al rischio di non riuscire a sostenere i propri margini, soprattutto quando i contratti di trasporto prevedono tariffe fisse.

Il Veneto conta complessivamente 29.105 attività appartenenti alle categorie più colpite: 20.792 agenti di commercio, 6.753 autotrasportatori, 1.368 taxisti e NCC e 192 aziende di bus turistici. A livello nazionale solo Lombardia e Lazio registrano numeri più alti. All’interno della regione, Padova è la provincia più rappresentata con 6.928 attività, seguita da Verona, Treviso, Vicenza e Venezia. Le realtà più piccole sono quelle di Rovigo, con 1.250 attività, e di Belluno, che ne conta 705.

Il Veneto, con un’incidenza del 7,03 per cento sul totale nazionale, si colloca alle spalle dell’Emilia-Romagna e delle Marche. Guardando nel dettaglio, Padova è la provincia veneta con il peso percentuale più elevato (8,29 per cento), mentre Belluno chiude la graduatoria con il 5,49 per cento. Una distribuzione che conferma come le attività “full driver” siano particolarmente concentrate lungo la dorsale adriatica.

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