Il modello olimpico non può restare un episodio isolato. Per il consigliere provinciale ai Trasporti Massimo Bortoluzzi, l’organizzazione messa in campo durante i Giochi Olimpici e Paralimpici deve diventare la base per una trasformazione strutturale e permanente del sistema di mobilità nel Bellunese. Un sistema che — tra complimenti del CIO, delegazioni straniere e atleti — ha dimostrato di poter funzionare ad alti livelli. Ma ora, avverte Bortoluzzi, serve il salto decisivo per trasformare quell’efficienza in una “legacy” concreta per residenti, lavoratori e studenti.
«I complimenti ricevuti sono la conferma che il progetto speciale affidato a DolomitiBus ha funzionato con eccellenza» afferma Bortoluzzi, ricordando come la macchina organizzativa sia riuscita a reagire immediatamente alle criticità iniziali grazie all’introduzione di nuove modalità di acquisto dei biglietti e dei rimborsi per i residenti di Cortina e delle valli limitrofe. «Quella rapidità d’intervento — sottolinea — dimostra la solidità dell’Ente di Governo e della società affidataria».
La vera sfida, ora, è trasformare l’eccezionalità in norma. L’esperienza olimpica ha mostrato che la SS51 può essere alleggerita anche nei momenti di massima pressione. Il merito è del potenziamento della linea 30 Calalzo–Cortina e dell’efficienza dello scambio ferro–gomma, un modello replicabile su base permanente. «Il futuro della mobilità dolomitica passa per i parcheggi scambiatori» insiste Bortoluzzi. «In punti strategici dell’asse stradale possiamo creare una rete in cui l’auto privata lascia spazio a un trasporto pubblico potenziato e puntuale». Un’impostazione condivisa anche dal presidente provinciale Roberto Padrin, che vede nell’area della fiera di Longarone un hub trasportistico strategico: «Potrebbe continuare a svolgere il ruolo che ha avuto durante i Giochi: uno snodo capace di snellire l’Alemagna e valorizzare la fiera».
Ma per rendere strutturali questi risultati serve un salto tecnologico. La Provincia punta sulla digitalizzazione della gestione dei flussi e il consigliere non usa giri di parole: «Ho chiesto a DolomitiBus di accelerare sulla Dashboard di monitoraggio. I sistemi contapersone installati su tutti i mezzi sono fondamentali: dobbiamo sapere in tempo reale quante persone viaggiano, dove salgono e dove scendono. Solo con dati certi possiamo programmare linee e orari in modo corretto e mirato». Un passaggio indispensabile in un territorio montano dove la domanda è strutturalmente debole, il personale scarseggia e le risorse finanziarie non sono mai sufficienti. Per questo, accanto alla dashboard, partiranno anche indagini specifiche sulla popolazione per incrociare la domanda reale con l’offerta di servizio.
Lo sguardo si allarga poi ai progetti delle Aree Interne, bloccati negli ultimi anni da norme che limitavano l’utilizzo di determinati mezzi. «Ora le condizioni sono cambiate e siamo pronti a riaprire il confronto con i territori per completare quanto avviato» spiega Bortoluzzi. Il tutto mentre la Regione sta ridisegnando il sistema con l’introduzione delle nuove agenzie di bacino: una fase delicata che richiede attenzione. «Saremo vigili e determinati: le esigenze dei bellunesi devono restare al centro. Non accetteremo soluzioni al ribasso». In chiusura, Bortoluzzi ricorda qual è la posta in gioco: «Il trasporto pubblico in montagna è un diritto di cittadinanza. Ringrazio DolomitiBus per l’eccellente risultato del modello olimpico, ma il nostro compito è trasformare quella efficienza in normalità. Ogni giorno, per ogni studente, lavoratore o anziano del nostro territorio».





