Idroelettrico, il Bellunese rivendica: “I benefici restino ai territori”

Idroelettrico, il Bellunese rivendica: “I benefici restino ai territori”

Il controllo della produzione idroelettrica e delle sue ricadute economiche deve rimanere nelle mani dei bellunesi. È il messaggio politico e istituzionale emerso ieri al convegno “70 anni. Un patto per il futuro”, organizzato dal Consorzio BIM Piave Belluno e dal Centro Studi Bellunese a Palazzo Crepadona. Un appuntamento che guarda al 2029, quando la Regione Veneto aprirà la nuova fase di assegnazione delle concessioni di grande derivazione idroelettrica. Al centro del dibattito, la necessità di costruire fin da ora un percorso che tenga insieme autonomia, sviluppo economico e coesione sociale nelle Dolomiti bellunesi, nel solco della missione del BIM Piave dal 1955 a oggi. Un percorso che, secondo i relatori, deve rafforzare il protagonismo degli enti locali nelle decisioni strategiche.

“Autonomia da difendere”: il ruolo dei Consorzi

Il ricercatore dell’Università di Bergamo Emanuele Comi ha ricordato come i Consorzi imbriferi rappresentino «un’autonomia da difendere», capace di sostenere le amministrazioni più deboli e tutelare le realtà montane più piccole. Il presidente del BIM Piave, Marco Staunovo, ha richiamato la lettera aperta Energia dai territori per i territori firmata nel 2025 da Magis (allora Agsm Aim), Asco Piave, Anci Veneto e dallo stesso Consorzio. «È fondamentale che la gestione delle fonti rinnovabili veda la partecipazione attiva e diretta degli enti locali», ha ribadito.

Il peso del Bellunese nell’idroelettrico veneto

I numeri confermano la centralità del territorio: delle grandi derivazioni idroelettriche del Veneto, oltre il 70% della potenza nominale è in provincia di Belluno. Su 34 concessioni regionali, 23 hanno l’opera di presa nel Bellunese (25 considerando quelle condivise con il Trentino), per più di 80.000 kW. Il sistema comprende 32 centrali, 16 dighe, 29 dighe minori, vasche di carico, traverse e due impianti di pompaggio. Da qui la richiesta alla Regione di un dialogo «costante, strutturato e formalizzato», insieme a un approfondimento tecnico-giuridico che chiarisca come gli enti locali possano partecipare alle scelte di governance e alla gestione delle concessioni.

La specialità bellunese come leva

La richiesta si fonda sulla specialità riconosciuta al Bellunese dallo Statuto regionale. Una specialità che, secondo Staunovo, «non va richiamata in modo astratto», ma tradotta in soluzioni concrete e sostenibili, adeguate alla scala territoriale e finanziaria locale. Il senatore Luca De Carlo ha ricordato il ruolo storico del Consorzio nella programmazione per i Comuni: «Un lavoro di cui avremo ancora più bisogno in futuro. Serve una regia per definire una visione comune e gli obiettivi da raggiungere».

Sostenibilità e sicurezza: la visione della Provincia

Il presidente della Provincia Roberto Padrin ha richiamato i tre pilastri della sostenibilità – sociale, ambientale, economica – sottolineando come spopolamento e gestione del territorio incidano direttamente sul ciclo dell’acqua e sulla sicurezza idrogeologica. Senza un coinvolgimento reale, ha avvertito, il rischio è quello di regole calate dall’alto da gestori lontani dalle specificità locali.

Un valore da 50 milioni l’anno

Il convegno ha fatto il punto anche sulle risorse economiche: tra canoni, sovracanoni ed energia gratuita, il Bellunese attiva circa 28 milioni di euro l’anno di voci fisse, a cui si aggiungono circa 20 milioni tra parte variabile e monetizzazione dell’energia gratuita. Un totale prudenziale vicino ai 50 milioni di euro. La sola energia gratuita vale circa 75 GWh, pari al consumo annuo di 30.000 famiglie.

Una partita ancora aperta, vista la pendenza dei ricorsi dei concessionari. Ma l’assessore regionale al demanio idrico Dario Bond ha rassicurato: «Le risorse previste dalle leggi arriveranno al territorio bellunese. E chi vorrà partecipare alle gare dovrà prima saldare i propri debiti». Staunovo ha indicato una priorità: la monetizzazione dell’energia gratuita deve diventare «una leva di sviluppo territoriale», lasciando agli enti pubblici la libertà di decidere come utilizzarla per imprese, famiglie e comunità.

Trasparenza e dati: la condizione per il 2029

Per prepararsi alla scadenza del 2029, il BIM chiede trasparenza: servono dati tecnici ed economici sulla gestione degli impianti. «Non possiamo fare proiezioni senza conoscere i ricavi», ha ribadito Staunovo. Acqua ed energia, nel Bellunese, non possono essere un dossier calato dall’alto, ma un patto territoriale per il futuro.

Piccole derivazioni: il nodo europeo

Diversa la situazione delle piccole derivazioni, sotto i 3.000 kW. Il dirigente regionale Vincenzo Artico ha ricordato che la proroga al 31 luglio 2029 è ora al vaglio della Corte di giustizia europea, che dovrà stabilire se anche queste concessioni debbano essere messe a gara secondo la direttiva Bolkestein. Un tema su cui è impegnato anche il governo italiano, come confermato dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin nel suo messaggio per il 70° del BIM.

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