La nuova Legge per la Montagna ridisegna la geografia amministrativa dei territori alpini e introduce una serie di interventi che, per il Bellunese, possono tradursi in nuove opportunità concrete: più medico in paese, scuole garantite anche con pochi alunni, sgravi per giovani imprese e incentivi a vivere e lavorare in quota. Lo chiarisce un’analisi dettagliata firmata da Giampaolo Boscariol e pubblicata da Uncem, che aiuta a capire con precisione chi guadagna cosa con la riforma.
Più Comuni montani: il Veneto ne guadagna 14, il Bellunese mantiene la sua identità alpina
Il documento conferma che, rispetto alle prime bozze del 2025, la nuova classificazione dei Comuni montani è stata ampliata: in Italia passano da 2.844 a 3.715, con 871 nuovi ingressi. In Veneto i Comuni montani diventano 133, 14 in più rispetto alla precedente proposta. Per il Bellunese la notizia è decisiva: non si perdono riconoscimenti, e anzi i criteri aggiornati — più favorevoli rispetto alla versione preliminare — consolidano il profilo montano dei Comuni dolomitici. In altre parole, la Provincia resta interamente dentro lo “zoccolo duro” della montagna italiana.
Sanità: più medici in valle, stipendi migliori e agevolazioni abitative
Uno dei nodi storici del Bellunese è la presenza — spesso insufficiente — di medici di base, pediatri e personale sanitario nelle zone più periferiche. La legge interviene con un pacchetto articolato: chi lavora in strutture sanitarie di montagna avrà punteggi doppi nelle graduatorie, un incentivo importante per convincere giovani professionisti a scegliere l’alta quota. A questo si aggiungono crediti d’imposta per chi prende casa nel Comune dove presta servizio e specifici riconoscimenti economici per il personale dipendente delle aziende sanitarie operanti in montagna. È una strategia che punta a trasformare la montagna in un luogo professionalmente appetibile, non più un sacrificio temporaneo. Per il Bellunese, dove i distretti sono vasti e i medici spesso insufficienti, questa è una delle misure potenzialmente più impattanti.
Scuola: classi garantite anche con pochi alunni e incentivi per i docenti
Altro tema cruciale è quello delle scuole. Tutti gli istituti situati nei Comuni montani diventano formalmente “scuole di montagna”, con regole speciali che permettono di mantenere aperte le classi anche con numeri ridotti. È un punto fondamentale per comuni come Comelico Superiore, Gosaldo, Zoppè o Selva di Cadore, dove bastano pochi bambini per fare la differenza tra una scuola aperta e una chiusa. Anche i docenti vengono incentivati, con punteggi aggiuntivi nelle graduatorie provinciali per chi insegna almeno un anno in montagna e ulteriori riconoscimenti per chi è assegnato alle pluriclassi. La legge prevede poi la possibilità di usufruire di crediti d’imposta per l’alloggio destinato al servizio, facilitando così la permanenza degli insegnanti nei territori più periferici.
Imprese, lavoro e giovani: nuovi strumenti per restare e investire
Il Bellunese soffre da anni di un calo demografico che ha indebolito il tessuto economico. La legge introduce una serie di incentivazioni per invertire la rotta. Le piccole e microimprese guidate da titolari o soci under 41 potranno contare su crediti fiscali dedicati. È previsto inoltre uno sgravio contributivo per le aziende che assumono lavoratori giovani a tempo indeterminato che scelgono di vivere e lavorare stabilmente in Comuni sotto i 5.000 abitanti, svolgendo parte dell’attività in modalità agile. Sono previsti inoltre incentivi fiscali per acquistare o ristrutturare una casa in montagna, stimolando così nuovi trasferimenti stabili. Per un territorio come il Bellunese, in cui molti paesi hanno perso popolazione e servizi, questi strumenti puntano chiaramente a rimettere in moto un circolo virtuoso.
Territorio, boschi e sentieri: più autonomia nella gestione
La montagna vive anche di manutenzione quotidiana: strade bianche, sentieri, boschi, malghe, canalette e opere idrauliche. La legge offre ai Comuni montani la possibilità di affidare direttamente, per importi sotto soglia, lavori di manutenzione a rifugi, imprese agricole locali, consorzi forestali e associazioni fondiarie. È un modo per valorizzare le professionalità presenti sul territorio e ridurre tempi e burocrazia, con vantaggi immediati per chi gestisce quotidianamente il territorio. Per il Bellunese, dove i consorzi forestali e la rete sentieristica sono una componente identitaria, la norma rappresenta un’occasione per rafforzare filiere già radicate e migliorare la cura dei territori più fragili. A questo si aggiungono linee guida nazionali per valorizzare i sistemi agrosilvopastorali e il riconoscimento delle zone montane come aree florofaunistiche a sé stanti, con tutto ciò che comporta in termini di tutela ambientale.
Bollette più leggere per i comuni piccoli e in calo demografico
Un tema molto concreto riguarda il costo della vita: un tavolo tecnico definirà riduzioni delle tariffe di energia elettrica, acqua, gas e GPL per i Comuni sotto i 5.000 abitanti soggetti a calo demografico e non raggiunti dal metano. Per molte zone del Bellunese — dal Comelico allo Zoldano, dall’Agordino all’Alpago — questa può diventare una misura di grande impatto, in un momento in cui il costo dell’energia resta una delle principali voci di spesa delle famiglie.
Università, ricerca e nuove opportunità per Belluno città
La legge apre inoltre nuove possibilità anche per i poli universitari situati in territori montani, che potranno stipulare accordi con il Ministero per sviluppare ricerca e formazione dedicate alla montagna, attivare didattica mista e accedere a fondi per residenze studentesche. Un’opportunità che potrebbe coinvolgere anche Belluno città, dove negli ultimi anni si stanno consolidando corsi universitari e progetti accademici legati al territorio.
In conclusione, secondo Uncem, la legge 131/2025 non è un provvedimento simbolico: introduce strumenti che possono incidere sulla vita quotidiana dei territori montani. Nel Bellunese questo significa più possibilità di attrarre medici e insegnanti, nuove tutele per mantenere aperte scuole e servizi, opportunità per giovani imprese e lavoratori, maggiore autonomia nella cura del territorio e potenziali benefici sulle bollette. Certo non risolve da sola lo spopolamento e la fragilità strutturale della montagna, ma rappresenta una base nuova e concreta su cui costruire il futuro delle comunità alpine.
(Foto di Francesco Foti – Pixabay)





