Cento chilometri per una visita specialistica con priorità urgente. È la distanza che, secondo la segnalazione raccolta dal Comitato Feltrino per il Diritto alla Salute e dallo Sportello Diritto alle Cure di Feltre, si sarebbe trovata ad affrontare una cittadina bellunese nel tentativo di prenotare una visita ortopedica con priorità “B”, cioè da eseguire entro dieci giorni.
La richiesta, riferiscono dal Comitato, sarebbe stata presentata al Cup subito dopo l’emissione dell’impegnativa da parte del medico di base. Come prima disponibilità, però, sarebbe stata indicata la sede di Cortina d’Ampezzo. Una soluzione che l’utente avrebbe rifiutato, scegliendo di restare in lista d’attesa per una data e una struttura più vicine a casa.
Il caso viene ora portato all’attenzione pubblica dall’associazione feltrina, che lo inserisce in una riflessione più ampia sull’organizzazione dei servizi sanitari in provincia di Belluno, territorio già caratterizzato da distanze importanti e collegamenti non sempre agevoli. Secondo il Comitato, la conformazione montana e le difficoltà di spostamento, soprattutto per persone anziane o fragili, renderebbero particolarmente onerose trasferte di questo tipo, sia dal punto di vista pratico sia economico.
Al centro della segnalazione c’è anche il ruolo dell’ospedale Codivilla di Cortina, struttura accreditata e convenzionata con il servizio sanitario pubblico, al centro negli ultimi anni di investimenti e potenziamenti legati anche all’avvicinarsi delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Il Comitato si chiede se una parte crescente dell’attività specialistica, in particolare ortopedica, venga progressivamente concentrata su quella sede, a scapito degli altri ospedali bellunesi.
Tra i temi sollevati, anche la riorganizzazione di alcuni reparti negli ospedali di valle e la percezione di una riduzione progressiva di posti letto e servizi in alcune strutture periferiche. Questioni che, secondo l’associazione, meriterebbero un confronto pubblico e istituzionale per chiarire strategie e prospettive future della sanità provinciale.
La vicenda si inserisce in un momento delicato per il territorio, alle prese con l’intensificarsi dei cantieri e dei servizi collegati ai Giochi del 2026. Se da un lato l’evento olimpico rappresenta un’opportunità di investimenti e visibilità internazionale, dall’altro riporta al centro dell’attenzione il tema dell’accessibilità ai servizi essenziali per chi vive stabilmente nelle valli.
Sulle modalità di gestione delle agende, sulla distribuzione delle specialità tra le diverse sedi ospedaliere e sul ruolo delle strutture convenzionate, sarà ora compito dell’Ulss Dolomiti e della Regione Veneto fornire eventuali chiarimenti. Intanto, il caso raccontato dal Comitato Feltrino riapre una domanda che in montagna torna ciclicamente: quanto deve essere lontana, al massimo, una cura per poter essere ancora considerata davvero accessibile?





