In Veneto più di duecento Comuni sono senza un segretario comunale titolare. È un dato che arriva dalle rilevazioni ministeriali e che fotografa una situazione ormai strutturale, non più un’emergenza temporanea. Nel Bellunese il quadro non è meno preoccupante: dodici amministrazioni risultano prive di questa figura chiave, con ricadute dirette sulla capacità degli enti di garantire continuità amministrativa e servizi essenziali.
A lanciare l’allarme è Andrea De Bortoli, amministratore pubblico e segretario provinciale di Azione, che parla di un sistema in affanno. «Senza segretario comunale gli enti locali arrancano. Serve un cambio di passo per interventi urgenti e strutturali. Il Governo batta un colpo», afferma. Secondo De Bortoli, il paradosso è evidente: non mancano i segretari iscritti all’albo, ma molti Comuni – soprattutto i più piccoli – non hanno le risorse economiche per assumerli stabilmente. Il risultato è un numero crescente di sedi scoperte, mentre figure qualificate restano impossibilitate a prendere servizio.
Il segretario comunale, ricorda De Bortoli, non è un ruolo accessorio. È il presidio che garantisce legalità, correttezza amministrativa, supporto tecnico e continuità nelle decisioni. Senza questa figura, gli enti faticano a svolgere le funzioni fondamentali e a mantenere un livello adeguato di servizi ai cittadini. Alla base del problema ci sono vincoli di spesa considerati ormai anacronistici, una capacità di spesa corrente sempre più ridotta e misure emergenziali legate al PNRR destinate a esaurirsi nel corso dell’anno, lasciando molti Comuni senza margini operativi.
Per uscire dall’impasse, De Bortoli indica alcune priorità: stabilizzare il fondo destinato alla spesa per i segretari comunali, escludere il relativo costo dai tetti di spesa del personale almeno per i piccoli enti – considerando che i segretari sono dipendenti del Ministero dell’Interno – e rafforzare in modo programmato i percorsi di accesso alla carriera. Ma l’appello non è rivolto solo al Governo. «Anche i Comuni devono fare la loro parte», sottolinea. Il riferimento è soprattutto ai micro Comuni che, per ragioni di campanilismo, faticano a collaborare e a garantire servizi minimi ai cittadini. «I cittadini stessi devono pretendere istituzioni all’altezza delle sfide odierne», aggiunge.
Nel Bellunese, territorio già segnato da organici ridotti e da un carico amministrativo crescente, la mancanza di dodici segretari rischia di rallentare ulteriormente l’attività degli enti. Una fragilità che si somma alle difficoltà tipiche delle aree montane e che rende ancora più urgente una risposta strutturale. Per ora, però, il quadro resta quello di un sistema che procede a fatica, in attesa che qualcuno – a Roma come nei territori – decida davvero di intervenire.





