Belluno, le vetrine tornano a parlare: “Città Sospese” accende il centro

Belluno, le vetrine tornano a parlare: “Città Sospese” accende il centro

Dal 15 novembre al 31 gennaio, il centro di Belluno smette di essere un museo di serrande abbassate e diventa un palcoscenico urbano. Sei artisti, quaranta opere, tredici vetrine sfitte trasformate in punti di passaggio che raccontano storie: è “Città Sospese”, il progetto di arte site specific ideato da Mikoriza per ridare voce agli spazi dimenticati e mettere il dito nella piaga della desertificazione commerciale.

La mappa delle opere esposte nelle vetrine del centro

Illustrazione, fotografia, pittura, scultura, performance: linguaggi diversi, poetiche eterogenee, ma un filo rosso comune – la figura umana – che torna a popolare luoghi svuotati. «Le vetrine vuote sono una ferita esposta», dice Ilaria D’Alessio, fondatrice di Mikoriza. «Con Città Sospese non pretendiamo di risolvere il problema, ma vogliamo lasciare una piccola spora che possa moltiplicarsi e innescare nuovi processi».

La “spora” ha trovato subito terreno fertile. CortinaBanca, Clivet e Unifarco hanno sposato il progetto, dimostrando che le imprese possono essere più di semplici produttori: possono diventare attori culturali. «Fare delle vetrine abbandonate punti di arte e immagine significa migliorare la socialità e il benessere del territorio», ha sottolineato Giacomo Giacobbi di CortinaBanca. Ernesto Riva di Unifarco ha parlato di cultura come “cura verso il luogo in cui viviamo”. Moira Stragà di Clivet ha aggiunto: «L’arte riaccende lo sguardo sui centri storici e trasforma spazi chiusi in luoghi di relazione e pensiero».

Determinante anche il ruolo di Confcommercio Belluno Dolomiti, che ha convinto i proprietari a mettere a disposizione le vetrine. Christian Marchetti, presidente della Consulta, ha lanciato un sogno: «Se chi passeggia per il centro tornerà a casa pensando che viviamo in un posto speciale, allora il nostro impegno avrà avuto senso. E magari qualcuno avrà voglia di provare a fare impresa in città».

“Città Sospese” non è solo un’esposizione: è un gesto politico e poetico insieme. Un modo per dire che il vuoto non è destino, ma spazio da reinventare.

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