Vincoli ambientali al Comelico, la Provincia ricorre al Tar

Vincoli ambientali al Comelico, la Provincia ricorre al Tar

«La Provincia di Belluno abbia il coraggio di uscire dalla Fondazione Unesco, per rendere più evidente la differenza tra la montagna in cui “nevica firmato” e la montagna come il Comelico che soffre e ha bisogno di un occhio di riguardo». La proposta – provocazione è di Pier Luigi Svaluto Ferro e arriva in coda al consiglio provinciale straordinario di Santo Stefano di Cadore, che ha visto votare l’unico punto in agenda, la posizione contraria al decreto di “Dichiarazione di notevole interesse pubblico dell’area alpina compresa tra il Comelico e la Val d’Ansiei”, firmato lo scorso dicembre dal ministero per i beni ambientali e culturali. Tutti allineati contro una decisione vissuta come l’ennesima vessazione della burocrazia contro un territorio già in difficoltà e che cerca da anni di poter avere il via libera al collegamento sciistico con la Val Pusteria. Il documento, approvato all’unanimità, alla presenza di numerosi cittadini e dei sindaci dei Comuni implicati nei vincoli paesaggistici, definisce il provvedimento del Mibact «ingiustificato e inopportuno, destinato a complicare in futuro la vita e le iniziative locali»; e dà mandato al presidente della Provincia di intraprendere tutte le strade percorribili per contrastare l’imposizione vincolistica. «Faremo senza dubbio ricorso al Tar, in accordo con la Regione Veneto e con i Comuni coinvolti – afferma il presidente Roberto Padrin -. La montagna va tutelata, ma anche valorizzata, con interventi infrastrutturali che devono essere compatibili con l’ambiente, ma che al tempo stesso non possono non essere funzionali al territorio. Il fenomeno dello spopolamento è preoccupante; una montagna non vissuta significa una montagna morta. Ecco perché abbiamo presentato un documento al ministro Boccia con proposte concrete. I vincoli invece contribuiscono a far morire la montagna. Da parte nostra quindi il massimo sostegno possibile in qualsiasi ambito, quando qualcuno distante da noi cerca di metterci il bavaglio. Il segnale che vogliamo dare, con questo consiglio che per la prima volta esce da Palazzo Piloni per incontrare il territorio, è proprio questo: da una parte la concretezza del ricorso al Tar, dall’altra la vicinanza alle comunità di Auronzo e del Comelico».

LE REAZIONI

La proposta di far uscire la Provincia di Belluno dalla Fondazione Unesco (e di conseguenza rinunciare al riconoscimento di Patrimonio dell’umanità) divide gli amministratori locali. Concorda su tutta la linea Marco Staunovo Polacco, sindaco di Comelico Superiore. «Nel 2007, quando ci venne presentata la candidatura – ricorda – come amministrazione comunale esprimemmo fin da subito alcune perplessità, non nel merito della valorizzazione del patrimonio naturale, ma per il timore che un’azione e un riconoscimento di questo genere avrebbe potuto comportare ulteriori vincoli negli anni a seguire. Purtroppo è quello che sta accadendo. Il valore aggiunto delle Dolomiti Unesco si sta rivelando un’arma a doppio taglio. Non tanto a causa della fondazione, quanto degli enti superiori, che hanno il potere di legiferare. Reputo assolutamente fuori luogo e illegittimo l’utilizzo del patrimonio che abbiamo nel territorio per vincolarci ulteriormente». Di altro avviso Tatiana Pais Becher, sindaco di Auronzo di Cadore. Anche il suo comune farà ricorso al Tar contro i vincoli, ma sulla Fondazione Unesco la posizione è diversa. «Ho sostenuto la candidatura già nel 2009 da assessore alla cultura e reputo ancora adesso che essere all’interno del Patrimonio dell’umanità sia una grande opportunità. Non è Unesco il problema: serve invece trovare un equilibrio tra la valorizzazione dell’ambiente naturale e le necessità di sviluppo delle comunità». Alla possibilità di uscire dalla Fondazione Unesco guarda con favore anche Andrea Bona, presidente del Bard, il movimento autonomista bellunese: «Da politico, ma prima ancora da tecnico che da sempre si occupa di aree vincolate, credo che quella espressa da Svaluto Ferro sia l’unica strada percorribile per avere la forza di andare a trattativa con lo Stato. Perché non dimentichiamo che questo è l’unico caso che io conosca nel quale l’imposizione dei vincoli sia stata accompagnata dal piano paesaggistico. Di fatto così i vincoli sono già operativi».

COMELICO VS MOUNTAIN WILDERNESS

Duri attacchi alla galassia delle sigle ambientaliste (da sempre contrarie al collegamento sciistico Padola – Val Pusteria) sono arrivati al termine del consiglio, quando è stata data la parola a cittadini e autorità sedute tra il pubblico. Su tutti, l’ex deputato Alfredo Comis, che se la prende direttamente con il portavoce di Mountain wilderness, Luigi Casanova: «Mi risulta che tra le altre cose la sua associazione editi un periodico, tra i cui sponsor figura la società che gestisce l’autostrada del Brennero. E infatti non c’è una presa di posizione chiara in questo senso, mentre da anni si erge a paladino dell’ambiente sempre e solo contro i progetti di sviluppo di questa parte delle Dolomiti». 

 

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