Via Feltre è ferma. Il cantiere è sospeso da settimane dopo lo stop imposto dal Consiglio di Stato sul progetto di riqualificazione e sul taglio dei tigli. Ma a essere ferma, ormai, è anche Belluno: bloccata dentro una discussione che ha diviso la città come poche altre vicende recenti, trasformando una strada in un campo di battaglia civile.
A raccontare il disagio quotidiano è la lettera di un residente, Carlo David, che descrive una via «molto pericolosa». Corsie più strette, attraversamenti pedonali poco visibili, velocità elevate, marciapiedi malconci invasi dai cespugli, ostacoli e buche lasciati dal cantiere sospeso. Una situazione che, con la riapertura delle scuole e il ritorno degli studenti dello Sperti, rischia di peggiorare ulteriormente. «Il traffico aumenterà e con esso la pericolosità della via», scrive David, chiedendo che si intervenga «presto e bene».
Il passaggio più netto della lettera tocca il nervo scoperto della città: «Tutto questo disagio ritengo sia dovuto ai ricorsi presentati dalle associazioni ambientaliste. Hanno forse più valore gli alberi della sicurezza dei pedoni e dei cittadini?». Una domanda che da mesi divide Belluno in due blocchi contrapposti: chi difende i tigli come patrimonio identitario e chi vede nel progetto del Comune un intervento necessario per sicurezza, vivibilità e mobilità.
Il contenzioso è noto. Italia Nostra e Onda Veneto hanno impugnato il progetto, contestando l’abbattimento dei tigli e chiedendo una revisione complessiva dell’intervento. Il Tar aveva dato ragione al Comune, poi il Consiglio di Stato ha ribaltato tutto, sospendendo i lavori in attesa della sentenza di merito. Nel frattempo, via Feltre è rimasta a metà: né vecchia, né nuova. Solo più stretta, più disordinata, più difficile da percorrere.
L’amministrazione ha definito la situazione «insostenibile», ricordando che il progetto nasce da esigenze di sicurezza e da una donazione privata di oltre 3 milioni di euro. Le associazioni ambientaliste rivendicano invece la tutela del paesaggio e del patrimonio storico, sostenendo che il progetto non garantisce una reale conservazione del verde.
In mezzo, ci sono i residenti. Divisi, come la città. Alcuni sostengono il ricorso, altri il progetto; molti, come Carlo David, chiedono semplicemente che la strada torni a essere sicura. La sua lettera è la prova che la discussione sugli alberi non è più solo una questione tecnica: è diventata una frattura civile, un tema identitario che attraversa Belluno da mesi.
E mentre via Feltre resta sospesa in attesa della decisione del Tar Veneto, la città entra nella lunga vigilia del voto: manca meno di un anno alle elezioni comunali e i motori della politica si stanno già scaldando.





