Via De Amicis, la rabbia dei residenti: “La nuova viabilità ci mette in pericolo”

Via De Amicis, la rabbia dei residenti: “La nuova viabilità ci mette in pericolo”

Una strada stretta, senza marciapiedi né dissuasori, già oggi percorsa da auto e mezzi pesanti a velocità ben lontane da quelle di un centro abitato. È questa la fotografia di via De Amicis a Castion, scattata dai residenti che tornano a farsi sentire contro la nuova viabilità pensata dall’amministrazione comunale. «Il senso unico in via Primo Maggio – denunciano – scaricherà ancora più traffico su una strada già critica, aumentando rischi e pericoli per tutti».

Gli abitanti parlano di un “equilibrio fragile” che da anni chiedono di mettere in sicurezza. Le segnalazioni alle varie amministrazioni si sono susseguite, ma l’unico intervento concreto è stato l’installazione di un box autovelox, «Quasi mai utilizzato e piazzato in una posizione inefficace». Nel frattempo, il traffico è aumentato e con esso smog e rumore, rendendo la via sempre meno vivibile.

La situazione, spiegano, è peggiorata dopo l’istituzione del senso unico in via del Favero: una scelta che ha obbligato i veicoli diretti verso Belluno a percorrere via Primo Maggio e poi via De Amicis, con un allungamento del percorso e un conseguente aumento di inquinamento e pericoli. Ora, con il nuovo piano, la strada rischia di diventare ancora più pericolosa, soprattutto all’incrocio tra via del Favero e via De Amicis, considerato dai residenti uno dei punti più delicati della frazione per scarsa visibilità e carreggiata ridotta.

Non manca la denuncia sui parcheggi lungo via Primo Maggio, «Tra le poste e la birreria» che restringono ulteriormente la carreggiata e complicano il transito dei mezzi. «Un problema facilmente risolvibile – sottolineano – con un minimo di controllo da parte degli organi competenti, oggi inesistente».

La protesta non riguarda solo chi abita lungo la via: «Il pericolo – scrivono – riguarda chiunque passi di qui, compresi ciclisti e pedoni diretti verso Modolo, il Nevegal o il centro di Belluno». E chiudono con un monito: «Non si può pensare di risolvere i problemi spostandoli da una strada all’altra. Chi ha preso queste decisioni dovrà assumersi anche le responsabilità delle conseguenze».

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