Vaia, cinque anni dopo: «Distruzione, ma anche ricostruzione»

Vaia, cinque anni dopo: «Distruzione, ma anche ricostruzione»

Sono trascorsi cinque anni da un evento che ha cambiato i contorni della provincia di Belluno: la tempesta Vaia. A distanza di un lustro, il sindaco di Belluno, Oscar De Pellegrin, riavvolge il nastro. Ma guarda anche al futuro: «Dalle ferite abbiamo imparato molto, ma il ragionamento sulla cura dei boschi e la sicurezza idrogeologica dei territori dovrà portare a nuove forme di organizzazione e di gestione». 

«Vaia ha resettato tutto, stiamo ancora pagando i danni e gli esperti dicono che li pagheremo per altri vent’anni – prosegue il primo cittadino -. Le piante indebolite continueranno a cadere fino a quando non ci sarà un rinnovo delle essenze nelle nostre foreste. Abbiamo ancora moltissimo legname a terra, nelle zone più difficili da raggiungere chissà quando potrà essere tolto. Ma è sull’eredità di Vaia che dobbiamo concentrarci: cosa ci ha insegnato? Su cosa dobbiamo migliorare? Come possiamo progettare una migliore gestione delle nostre risorse boschive considerando che il patrimonio boschivo aumenta del 30% ogni 10 anni?». 

La tragedia è stata un campanello d’allarme: «Ci ha gridato che i boschi vanno gestiti e le terre alte abbandonate diventano un pericolo – prosegue il primo cittadino -. Tornare a una gestione dei boschi come 80 anni fa non è possibile, i pascoli sono stati abbandonati, i terreni divisi in particelle. Occorre allora fare squadra tra territori vicini, Comuni ed enti, così da studiare insieme se esista la possibilità di condividere il destino e la gestione di un grande patrimonio di legname poco sfruttato e ora in balia degli eventi. Non solo, occorre affinare sempre di più la rete e la macchina operativa dell’emergenza, dotando il nostro gruppo comunale di sempre migliori mezzi operativi e favorendo la formazione continua». 

Sulla stessa linea, il presidente della Provincia, Roberto Padrin: «Ci siamo subito attivati con con decine e decine di somme urgenze per intervenire laddove serviva. In tre anni, sono stati 23 interventi sui fabbricati e 33 sulla difesa del suolo. Una mole di lavoro enorme, per oltre 12 milioni di euro derivanti dai fondi commissariali e da cofinanziamenti propri. Opere che oggi forse sono poco visibili, ma risultano fondamentali non solo per il ripristino dei danni, anche per la prevenzione – quanto mai necessaria – di altri possibili eventi». In questa direzione va pure il finanziamento per la realizzazione del nuovo Ccs, Centro coordinamento soccorsi, che sta prendendo forma nella caserma provinciale dei vigili del fuoco: «Vaia quindi è stata distruzione, ma anche ricostruzione. Danni ingenti, ma anche capacità di intervento rapido. Paura, ma anche spirito di servizio e di sacrificio. Ha rivelato la fragilità del nostro territorio in una misura che forse non conoscevamo. Ma ha dimostrato anche la forza delle comunità locali, del volontariato e del lavoro di squadra. Ecco, è questo che ci portiamo dietro dopo cinque anni. Un’eredità importante che ci rende più pronti ad affrontare le sfide del cambiamento climatico e del futuro del Bellunese». 

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