Tutto da rifare: ancora al palo il nuovo piazzale della stazione

Tutto da rifare: ancora al palo il nuovo piazzale della stazione

Doveva essere uno dei primi cantieri della rigenerazione urbana. Da realizzarsi in estate, quando le scuole sono chiuse. Ma la ditta vincitrice del bando ha rinunciato all’incarico. Poi sarebbe dovuto slittare tutto all’autunno. Ora invece bisognerà rifare tutto daccapo.

La gara d’appalto per il nuovo piazzale della stazione di Belluno va rifatta: nessuna delle ditte in lista ha voluto prendersi l’incarico. Tutto fermo, con buona pace della sicurezza di studenti e pendolari. Serviranno molti mesi per vedere altre imprese al lavoro, anche se l’assessore alla rigenerazione urbana, Franco Frison, coltiva la speranza che i tempi possano essere brevi. Ma tra pubblicazione del nuovo bando, raccolta delle partecipazioni delle imprese e aggiudicazione, pare difficile riuscire a tagliare il traguardo entro l’estate 2020. Il rischio è di veder slittare tutto al 2021.

Frison ha tirato in ballo la tempesta Vaia, per giustificare il fuggi fuggi generale delle imprese: «Le ditte nel frattempo hanno preso in carico altri lavori, molti legati alla ricostruzione post-Vaia, che grazie al meccanismo commissariale vengono pagati subito». 

MINORANZE ALL’ATTACCO

La spiegazione di Frison non convince i gruppi di minoranza in consiglio comunale, che attaccano a testa bassa. Paolo Gamba (Belluno è di tutti) se la prende con il progetto: «E’ stato sbagliato fin dal principio. Si è guardato solamente all’estetica, ma qui stiamo parlando di un piazzale a servizio di centinaia di autobus e migliaia di studenti, la priorità era garantire la sicurezza. D’altra parte se la stessa DolomitiBus ha sollevato da subito dubbi sulla reale fruibilità da parte degli autisti vuol dire che qualcosa di sbagliato c’era da subito. E poi gli autobus vanno anche posteggiati e nel progetto lo spazio necessario non c’è. Aggiungiamoci il fatto che la gara al massimo ribasso ha praticamente azzerato gli utili per le imprese ed ecco che la frittata è servita». 

La gara al massimo ribasso è il punto sul quale si concentra il ragionamento di Franco Roccon (Civiltà bellunese), che ricorda come «più volte in consiglio comunale Frison e Massaro avessero garantito sul fatto che il bando sarebbe gestito con la modalità dell’offerta più vantaggiosa. Invece alla fine si è scelta la soluzione del massimo ribasso. La ditta vincitrice ha tirato giù il prezzo del 18%, salvo poi rinunciare. Ed evidentemente i margini per le altre erano troppo risicati». 

Anche perché le imprese in graduatoria provenivano tutte da fuori provincia: «Risultato frutto della scellerata decisione di esternalizzare la stazione appaltante – attacca Roccon – che ha attinto dall’elenco nazionale delle imprese, quando invece si sarebbe potuto fare capo all’elenco regionale. Le ditte vincitrici avrebbero quindi poi dovuto dare i lavori in subappalto, ma con margini del genere il gioco non vale la candela per nessuno. Ma noi lo avevamo detto da subito. Ora i nodi sono venuti al pettine».  

LA RIGENERAZIONE E’ AVVIATA

Se la stazione dovrà aspettare ancora, dopo le incertezze causate dai magheggi governativi (soldi prima dati e poi tolti, poi restituiti ma con anticipo di cassa da parte del Comune), sono invece partiti gli altri cantieri della rigenerazione urbana. L’ultimo in ordine di tempo, la nuova mediateca a Palazzo Crepadona, che ha comportato lo spostamento della biblioteca comunale per il tempo necessario (due anni circa) a completare i lavori. Chiusa in questi giorni anche la gara d’appalto per il progetto della Chiesa dei gesuiti: lavori assegnati alla ditta Deon. Resta in standby invece il progetto del Parco del Piave a Lambioi. Ma lì sì che Vaia c’entra davvero: il progetto andrà completamente rivisto dopo la piena del fiume sacro alla patria del 29 ottobre 2018. 

 

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