Tutela delle sorgenti, i sindaci: «Ok, ma nessun nuovo vincolo»

Tutela delle sorgenti, i sindaci: «Ok, ma nessun nuovo vincolo»

Tutelare le fonti di acqua potabile? Va bene, ma non riempiteci di ulteriori vincoli. Lo chiedono alla Regione i sindaci bellunesi, che giovedì, durante l’assemblea del consiglio di bacino idrico, non hanno approvato gli esiti di 27 studi idrogeologici su altrettante sorgenti. 

Il timore dei primi cittadini è di darsi la più classica delle “zappe sui piedi”. Ovvero approvare delle perimetrazioni che vincoleranno ancora di più il territorio, impedendo attività fondamentali per l’economia montana, come il pascolo e l’allevamento.

Ma di cosa stiamo parlando? Della direttiva regionale 1621 del 5 novembre 2019, che in attuazione di una norma nazionale ha disciplinato come eseguire gli studi idrogeologici attorno alle sorgenti. L’obiettivo è tutelare l’acqua che viene immessa nelle condotte e arriva nelle case dei cittadini. Come? Individuando e definendo il perimetro da tutelare. Il progetto vede come attore proprio il Consiglio di bacino, che ha delegato Bim Gsp ad eseguire gli studi sulle 435 sorgenti certificate che punteggiano il territorio bellunese. 

Ad apporre i vincoli tecnicamente sarà la Regione, con un procedimento che prevede diversi passaggi: lo studio fatto da Gsp; l’approvazione degli esiti da parte del Consiglio di bacino; l’approvazione degli studi da parte della Regione; il ritorno degli atti al Consiglio di bacino, che a sua volta li invierà ai Comuni affinché comunichino ai proprietari dei terreni su cui insistono sorgenti quali attività non possono essere svolte.

Il progetto ha scadenza nel 2027, perché il lavoro che spetta ai geologi incaricati è lungo e dura all’incirca un anno per sito. Ad oggi, infatti, sono solo 27 gli studi completati, su altrettante sorgenti. Studi che giovedì avrebbero dovuto essere approvati per poi essere spediti in Regione. 

Ed è qui che nasce l’inghippo, con la levata di scudi dei sindaci. Il disciplinare, infatti, prevede che siano individuate due aree: la prima, negli immediati paraggi della sorgente, su cui dovrà insistere un vincolo assoluto (con tanto di recinzione e divieto di ingresso ai non addetti ai lavori). Ma oltre a questa va individuata un’area “di rispetto”, che tuteli lo spazio fisico dal quale possono penetrare nelle acque sorgive potenziali inquinanti. E in montagna, dove le sorgenti sono alimentate dall’acqua che scende dai pendii, queste zone di rispetto possono essere molto vaste. Ma, soprattutto, non è ancora stato definito cosa comporteranno questi vincoli, quali eventuali attività saranno proibite, oltre a ciò che è già impedito per legge, come ad esempio lo sversamento di liquidi inquinanti. Il rischio è quindi di vedersi vincolare ulteriormente grandi superfici.

Qualche esempio? Cencenighe Agordino ha una decina di sorgenti: «Una volta perimetrate tutte – spiega il sindaco Luca Soppelsa – mi troverei ad avere l’intero territorio boschivo del mio comune vincolato, senza sapere in futuro cosa sarà possibile fare all’interno e cosa no. Di vincoli ne abbiamo già abbastanza, prima di permetterne di nuovi è bene che la Regione ci spieghi cosa comporteranno queste perimetrazioni».

Posizione condivisa da altri sindaci, come Danilo De Toni, primo cittadino di Alleghe. O come il primo cittadino di Livinallongo, Leandro Grones, che rileva: «Ho già il territorio quasi completamente in “zona rossa” per i siti valanghivi, con questi nuovi vincoli rischio di ingessare ancora di più il mio comune. Alcune sorgenti ad Arabba non sono lontane da impianti di risalita: lì cosa succederà?».

C’è poi il caso di Fonzaso, illustrato dal sindaco (per giunta geologo) Christian Pasa: «Nel mio territorio ho una sola sorgente da monitorare, e lo studio ha individuato una zona di rispetto tutto sommato piccola. Peccato che comprenda quasi interamente il vigneto dell’unica azienda vitivinicola di Fonzaso. Cosa succederà se i vincoli saranno approvati?».

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