Tpl, la Filt Cgil smonta l’entusiasmo: “Serviva il bacino unico regionale”

Tpl, la Filt Cgil smonta l’entusiasmo: “Serviva il bacino unico regionale”

La soddisfazione bipartisan per il mantenimento del bacino dei trasporti bellunese ha fatto esultare tutte le parti politiche, indistintamente. Una scena quasi irreale, come se tutti i compagni di squadra festeggiassero un autogol. Per la Filt Cgil Veneto, infatti, la scelta della giunta regionale non è un trionfo, ma l’ennesima occasione mancata. «Apprezziamo lo sforzo, ma il risultato è un’opera non del tutto compiuta», afferma il segretario generale Alessandro Piras, che da tempo rivendica una soluzione diversa: il bacino unico regionale.

Secondo la Filt, solo un governo centralizzato del trasporto pubblico, con Province riconosciute nella loro specificità, avrebbe garantito le efficienze di scala necessarie per rilanciare un settore che oggi conta oltre quaranta aziende. «Sono decisamente troppe», sottolinea Piras. «Lo sono per i cittadini, che pagano il prezzo delle mancate scelte strategiche; lo sono per i lavoratori, perché la contrattazione diventa sempre più difficoltosa; e lo sono per gli enti di governo, che non hanno risorse umane e finanziarie per garantire la funzione sociale del trasporto pubblico».

Il sindacato ricorda come, negli anni, la frammentazione abbia generato soluzioni creative ma disomogenee: territori che privilegiano le linee turistiche più remunerative, lotti “ricchi” separati da quelli “poveri”, accordi commerciali nati per necessità più che per visione. «La fantasia al potere», commenta Piras, «ma senza una regia forte che garantisca risorse e programmazione seria».

La legge regionale che ridefiniva i bacini avrebbe potuto essere il momento della svolta. Invece, secondo la Filt, è mancato ancora una volta il coraggio. Dopo settimane di ipotesi – compreso il famoso asse montagna/mare – la Regione ha scelto quattro bacini: PaTreVi al centro, le specificità di Venezia e Belluno, e il nuovo asse Verona/Rovigo. Una mappa che, per il sindacato, non risolve i nodi strutturali. «Su Belluno leggiamo entusiasmo bipartisan», osserva Piras, «ma senza risorse rischia di essere una medaglia di latta». Su Venezia, la Filt nota il ricompattamento di gomma e acqua dopo anni di divisioni interne. Su Verona e Rovigo, il giudizio è tagliente: «L’unica affinità è che entrambe le Province avevano promosso due lotti. Ora potremmo ritrovarci con un lotto unico sovraprovinciale. Ma dov’è la logica industriale?».

Il sindacato non vede nel nuovo assetto né garanzie di rilancio del settore né miglioramenti per gli autisti. «Così le aziende riusciranno davvero a fare economie di scala?», domanda Piras, lasciando la risposta sospesa. La Filt conferma comunque la disponibilità al confronto, ma avverte che non accetterà un ascolto “di facciata”. «Chiediamo garanzie: che le risorse recuperate vengano reinvestite nel tpl, che le sinergie extraprovinciali non diventino dumping sociale, che le regole d’ingaggio nei decreti attuativi siano chiare e rispettate».

La chiusura è amara e calcistica. «Se sarà il solito gattopardiano ‘tutto cambia perché nulla cambi’, allora il settore perderà ancora. E, per l’ennesima volta, non ci qualificheremo ai Mondiali».

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