Tesori d’arte nelle chiese del Bellunese, nuovo volume dedicato all’Oltrepiave

Tesori d’arte nelle chiese del Bellunese, nuovo volume dedicato all’Oltrepiave

Tesori d’arte si arricchisce di un nuovo capitolo. Anzi, è “tornata sul luogo del delitto” – come si legge nei saluti che aprono il nuovo volume, dedicato all’Oltrepiave – esattamente ventuno anni dopo. Era il 2003 infatti quando la Provincia di Belluno – insieme a Diocesi e Gal Alto Bellunese – diede alla luce il primo volume di quella che sarebbe diventata una preziosa e fortunata collana sui Tesori d’arte nelle chiese. E quel primo volume parlava proprio di Vigo, il territorio da cui tutto è nato.

Adesso la ricerca storica e delle evidenze artistiche si arricchisce di un nuovo libro, che ritorna nell’Oltrepiave allargando l’indagine anche a Lorenzago. Il volume è stato presentato venerdì sera (30 agosto) in una gremita chiesa di Sant’Antonio Abate, a Laggio.

«Tesori d’arte è un format che funziona. Non è facile infatti per una collana di questo genere superare i vent’anni di vita. E farlo con l’entusiasmo della prima volta, dopo aver coperto quasi tutto il territorio provinciale, è tutt’altro che scontato» commenta il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin. «È un format che funziona anche perché mette insieme le forze più autentiche del nostro territorio – Provincia, con un grande lavoro di squadra da vent’anni dei nostri uffici, Diocesi, Gal, Soprintendenza, parrocchie, Comuni, Unioni Montane, Magnifica Comunità di Cadore… – dando spazio agli esperti e agli studiosi, per aprire scrigni d’arte e consegnare al lettore informazioni e analisi, racconti e valorizzazione di quelle opere d’arte che costituiscono la “grande bellezza” del Bellunese. È a tutti gli effetti un’operazione di consapevolezza e di orgoglio che fa scoprire ai turisti i nostri gioielli, ma che permette anche ai bellunesi di sapere di più sulla storia e l’arte locale».

IL NUOVO VOLUME

L’ultima uscita dei Tesori d’arte si apre con un inquadramento storico-territoriale di Giandomenico Zanderigo Rosolo. A don Giacomo Mazzorana il compito di illustrare – anche grazie al consueto ricco apparato fotografico – la forza prorompente della devozione alla Madonna della Difesa alquanto significativa nel contesto cadorino e ampezzano. Un aspetto particolarmente indagato dagli autori è la presenza di artigiani, artisti, architetti e maestranze varie provenienti dal vicino Friuli; Federico Bulfone Gransinigh ha ulteriormente approfondito la figura degli architetti Schiavi che da Tolmezzo, nel Settecento, operarono anche in Cadore; Flavio Vizzutti e Giorgio Reolon hanno evidenziato con specifici confronti l’apporto dei Pietro Fuluto e Pietro da San Vito al Tagliamento; Giandomenico Zanderigo Rosolo ha chiarito, grazie a ritrovamenti archivistici, molte attribuzioni di altari assegnandoli a Girolamo Comuzzo e ai fratelli Pittoni di Enemonzo, espungendo opere a coloro che sono stati in passato considerati i presunti fratelli Chiantre.

Anche la storia delle campane antiche mostra degli addentellati con artigiani udinesi, sebbene sembri che in Cadore – come in altre zone alpine – abbiano operato perlopiù fonditori itineranti francesi, come riportato da Letizia Lonzi e Paolo Da Rin Zanco.

Tra le opere più note e antiche del Cadore non poteva mancare un affondo sugli affreschi di Santa Margherita di Salagona, da parte di Matteo Da Deppo che se ne è interessato fin dalla sua tesi di laurea e che qui ha messo in discussione la cronologia, parte dell’iconografia e il rapporto con la devozione locale.

Il volume ha permesso inoltre di illustrare il restauro del gruppo scultoreo, coordinato da Marta Mazza – al tempo funzionario di zona della Soprintendenza -, impropriamente assemblato e non coevo, della Deposizione e dei due Dolenti, conservato presso la chiesa della Madonna della Difesa e di San Rocco di Lorenzago.

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