Il Veneto è secondo solo alla Lombardia per numero di decessi sul lavoro nei primi cinque mesi del 2025. Sono ben 38 le vittime registrate da gennaio a maggio, il doppio rispetto allo stesso periodo del 2024. Di queste, 30 sono morte durante l’attività lavorativa e 8 nel tragitto casa-lavoro. Un bilancio tragico, che porta la regione nella cosiddetta “zona arancione” per rischio di morte, sopra la media nazionale.
Secondo Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre, la fotografia della regione è preoccupante: i numeri assoluti sono drammatici, e l’incidenza dei decessi tra gli occupati continua a crescere. A maggio 2025, il rischio in Veneto è di 13,5 morti ogni milione di occupati, contro gli 11,6 della media italiana.
Vicenza è la provincia più colpita, con un indice di incidenza pari a 20,5, seguita da Rovigo (20,0) e Venezia (16,3). Padova si attesta in zona arancione, mentre Verona scende in zona gialla. Treviso e Belluno sono invece in zona bianca, con Belluno che non ha avuto decessi.
Padova e Vicenza condividono il triste primato per numero di vittime totali, 9 ciascuna. A seguire: Venezia e Verona (7), Treviso (4) e Rovigo (2). A Vicenza, il dato più inquietante riguarda le morti “in occasione di lavoro”, che salgono a 8.
Le denunce di infortunio totali in Veneto hanno superato quota 30.000, in leggero aumento rispetto allo stesso periodo del 2024. Padova è la provincia con il maggior numero di denunce (oltre 6.000), seguita da Verona, Vicenza, Treviso e Venezia. Belluno e Rovigo, invece, si attestano sotto i 1.200 casi.
Sotto la lente anche i dati per genere e nazionalità. A fine maggio, sono 10.453 le denunce di infortunio delle donne e 19.649 quelle degli uomini. Quattro le vittime femminili, due sul luogo di lavoro e due in itinere. Sono 17, invece, gli stranieri che hanno perso la vita, 11 durante l’attività lavorativa: un segnale che richiama l’attenzione sul fronte dell’integrazione e della tutela nei contesti produttivi più fragili. Ancora una volta, l’attività manifatturiera si conferma il settore più esposto, con oltre 5.100 denunce. Seguono le costruzioni, il commercio, il trasporto-logistica e la sanità.





