Sei mesi di missione in Afghanistan, tra operazioni militari, attività di ricostruzione, assistenza alla popolazione e combattimenti. Ma soprattutto sei mesi vissuti accanto a uomini e donne chiamati a operare in uno dei teatri internazionali più difficili, con il peso di un dovere che, per alcuni, si sarebbe trasformato nel sacrificio estremo. È questa la memoria che Longarone si prepara a custodire sabato 12 settembre, quando il Comune ospiterà il generale di Corpo d’Armata degli Alpini Marcello Bellacicco per la presentazione del libro «Noi ci abbiamo creduto – Diario di sei mesi di missione in Afghanistan».
L’appuntamento è alle 18, nella Sala consiliare di Palazzo Mazzolà, nell’ambito delle iniziative legate all’80° anniversario della Repubblica e dell’elezione dell’Assemblea Costituente. Un’occasione che assume però un significato più ampio, intrecciando memoria, storia militare e riflessione sul valore del servizio prestato dai soldati italiani nelle missioni internazionali.
A moderare l’incontro sarà il consigliere comunale Ludovico Tabacchi. Bellacicco ripercorrerà l’esperienza vissuta tra l’ottobre 2010 e l’aprile 2011, quando era alla guida del Regional Command West di Herat e della Brigata alpina «Julia», inserita nel contingente della missione NATO-ISAF. Un periodo particolarmente intenso, nel quale le attività rivolte alla sicurezza e al sostegno della popolazione afghana si alternarono a momenti di forte tensione e a duri scontri sul terreno.
È soprattutto il ricordo dei Caduti a rappresentare il cuore della testimonianza. In quei sei mesi la Brigata «Julia» pagò un prezzo altissimo: sette Alpini persero la vita durante la missione. Il 9 ottobre 2010, a Gulistan, morirono in un attacco contro un’autocolonna italiana il Caporale Maggiore Capo Gianluca Manca, il Caporale Maggiore Scelto Francesco Vanozzi, il Caporale Maggiore Scelto Sebastiano Ville e il Caporale Maggiore Marco Pedone. Il 31 dicembre dello stesso anno cadde il Caporal Maggiore Matteo Miotto, mentre il 18 gennaio 2011, nel presidio di Bala Murghab, fu ucciso il Caporale Maggiore Capo Luca Sanna. Il 28 febbraio toccò al Tenente Massimo Ranzani.
Nelle pagine del diario, Bellacicco restituisce così un volto personale a quei nomi, raccontando uomini conosciuti durante una missione che avrebbe lasciato un segno profondo nella storia della componente alpina dell’Esercito italiano. Non soltanto l’analisi delle operazioni e delle scelte compiute sul campo, dunque, ma anche la dimensione umana di una vicenda nella quale il senso del dovere si è confrontato con il rischio e con il lutto.
Il passaggio attraverso la memoria dei sette militari vuole essere anche un messaggio alle generazioni successive: ricordare chi ha perso la vita nell’adempimento del proprio incarico significa non disperdere il significato di quelle scelte e del servizio svolto per le istituzioni. Un richiamo ai valori della Repubblica, alla responsabilità e allo spirito di servizio che costituiscono il filo conduttore dell’appuntamento longaronese.
A sottolineare il carattere solenne dell’incontro sarà anche la musica. Nel corso della serata interverrà il coro «Voci delle Dolomiti», diretto dal maestro Michele Feltrin, che accompagnerà la presentazione con canti della tradizione alpina, creando un ulteriore legame tra la memoria dei Caduti, la cultura delle montagne e la storia delle penne nere.





