Il taglio era nell’aria, ma oggi al Mimit è diventato ufficiale: per il sito Hydro di Feltre la prospettiva, allo stato attuale, è quella della sola fonderia. Una continuità produttiva per 30-36 lavoratori, mentre l’intero stabilimento – 80 mila metri quadrati – resterebbe sostanzialmente fermo. Sul tavolo ministeriale è emerso anche il nome del possibile acquirente: il gruppo Metalba, con cui Hydro sta trattando la cessione del ramo d’azienda. L’intesa preliminare è attesa entro due giorni e dovrà chiarire il perimetro delle attività e il piano industriale del nuovo soggetto.
Le posizioni dei sindacati: Fim-Cisl e Uilm
Il quadro presentato oggi ha evidenziato una certa distanza netta tra le organizzazioni sindacali. La Fim-Cisl parla senza mezzi termini di taglio drastico. Per il sindacato, passare da oltre cento lavoratori a una trentina certifica il fallimento dello scouting avviato nei mesi scorsi. La gestione degli spazi è il nodo più critico: un sito di 80 mila metri quadrati destinato a ospitare un solo forno, secondo la Fim, rischia di compromettere definitivamente il futuro dello stabilimento e del territorio. Da qui la richiesta di una regia ministeriale forte, con impegni formali davanti al Mimit e nessun accordo affrettato a livello locale.
La Uilm, pur giudicando insufficiente la continuità limitata alla fonderia, mantiene una linea più attendista. «È positiva la possibilità di un nuovo investitore – dichiarano Guglielmo Gambardella e Antonio Colombo – ma attendiamo la conferma dell’intesa tra Hydro e Metalba e di conoscere il piano industriale». Il sindacato vuole verificare se il nuovo acquirente sia in grado di presentare un progetto con reali linee di sviluppo, sostenuto dagli strumenti messi a disposizione dal Mimit. «Non potremo mai accettare che la restante parte dei lavoratori resti senza prospettiva», ribadiscono.
La posizione del Comune: «Punto di partenza, non di arrivo»
A margine dell’incontro è intervenuta anche la sindaca di Feltre, Viviana Fusaro, che accoglie con prudenza la presenza di un potenziale acquirente, ma giudica insufficiente la proposta illustrata oggi. «La presenza di un soggetto interessato rappresenta un elemento positivo, ma la proposta non può essere considerata soddisfacente», afferma Fusaro. «Un sito industriale di circa 80 mila metri quadrati non può avere come unica prospettiva quella della sola fonderia, con una ricaduta occupazionale fortemente ridotta rispetto alla situazione originaria. La salvaguardia del sito deve passare attraverso un progetto industriale più ampio, capace di prevedere ulteriori lavorazioni e una prospettiva occupazionale più consistente».
Per la sindaca, l’individuazione di un possibile acquirente «deve essere un punto di partenza, non di arrivo». Ora serve «un confronto vero con il soggetto interessato, insieme a tutte le parti coinvolte, per verificare la possibilità di ampliare il progetto industriale e renderlo adeguato alle potenzialità dello stabilimento e alle esigenze del territorio».
Fusaro sottolinea anche un elemento di continuità: «È positivo constatare come il confronto non si sia interrotto con il mese di agosto. Le interlocuzioni sono proseguite e già dalla prossima settimana il dialogo riprenderà. Questo significa che la partita è ancora aperta e che esistono margini sui quali lavorare». Infine, il ringraziamento al Ministero «per l’attenzione riservata al territorio e ai lavoratori», con l’auspicio che si riescano a creare «le condizioni per una soluzione industriale e occupazionale più ampia».
Prossima tappa: 15 settembre
Il responsabile ministeriale, Mattia Losego, ha aggiornato il tavolo al 15 settembre, data che dovrà portare risposte più chiare sul futuro dello stabilimento, sulle intenzioni di Metalba e sulla possibilità di ampliare un piano industriale che, ad oggi, appare troppo stretto per garantire un futuro solido all’azienda e ai suoi lavoratori.





