Il Veneto non è più la locomotiva di un tempo, almeno per i giovani lavoratori. È il quadro che emerge dal nuovo rapporto promosso da Cisl Veneto e realizzato dalla Fondazione Corazzin, che mette a confronto salari, prospettive di carriera e condizioni economiche dei lavoratori veneti con quelle delle regioni confinanti.
I numeri raccontano una situazione di svantaggio soprattutto per gli under 30. Nella fascia tra i 25 e i 29 anni la retribuzione media standardizzata in Veneto si ferma a 21.467 euro all’anno, quasi 500 euro in meno rispetto all’Emilia-Romagna e circa 1.600 euro in meno rispetto alla Lombardia, dove si raggiungono i 23.051 euro. Il problema, secondo lo studio, non riguarda soltanto gli stipendi di ingresso. Con il passare degli anni il gap tende infatti ad ampliarsi. Tra i 25 e i 44 anni la crescita salariale in Veneto è del 23,8%, mentre sale al 27% in Emilia-Romagna e addirittura al 39,1% in Lombardia. Nella fascia 40-44 anni un lavoratore lombardo supera mediamente i 32 mila euro annui, contro i 26.569 euro di un collega veneto. Anche le possibilità di fare carriera appaiono più limitate. Tra i dipendenti privati veneti sotto i 40 anni, quadri e dirigenti rappresentano appena lo 0,86% del totale. La quota sale all’1,03% in Emilia-Romagna e raggiunge il 3,11% in Lombardia. Il rapporto evidenzia inoltre come l’aumento dei redditi degli ultimi dieci anni sia stato in gran parte assorbito dall’inflazione. Il reddito medio regionale è passato dai 22.391 euro del 2014 ai 27.121 euro del 2024, con una crescita del 21,1%, ma il potere d’acquisto non ha seguito lo stesso andamento.
L’indagine, basata anche su oltre 362 mila dichiarazioni dei redditi presentate ai Caf Cisl del Veneto, fa emergere alcune difficoltà che pesano sulle famiglie. Oltre un contribuente su due, il 53,5%, sostiene almeno 500 euro all’anno di spese sanitarie. E se il 60,7% dei contribuenti possiede la casa in cui vive, tra i giovani tra 25 e 34 anni la quota crolla al 21%, segnale di una crescente difficoltà ad accedere alla proprietà immobiliare. Lo studio conferma anche il persistere delle differenze di genere. Più della metà delle donne dichiara meno di 20 mila euro annui, mentre la presenza maschile aumenta progressivamente nelle fasce di reddito più elevate. Per il segretario generale della Cisl Veneto, Massimiliano Paglini, la regione deve tornare a essere un modello di sviluppo attraverso una strategia di lungo periodo capace di attrarre giovani qualificati, professionisti, ricercatori e imprese innovative. Tra le direttrici indicate ci sono investimenti in settori come aerospazio, difesa e ricerca, oltre all’istituzione di un Consiglio regionale dell’Economia, dello Sviluppo e della Ricerca che coordini la crescita del territorio.





