«Sciare a Natale? Bastava dividere la montagna per fasce cromatiche»

«Sciare a Natale? Bastava dividere la montagna per fasce cromatiche»

 

«L’Italia è stata divisa in zone gialle, arancioni e rosse, rispetto alla diffusione del contagio. Ma allora anche la montagna poteva seguire la logica dei colori: a quel punto, si poteva aprire gli impianti e le piste da sci anche durante le festività natalizie».

Ad affermarlo è il presidente del Collegio veneto dei maestri di sci, Luigi Borgo. Il quale è intervenuto all’incontro online promosso dal movimento Belluno Sviluppo e Futuro: «Siamo in grande difficoltà – ha proseguito Borgo – anche perché viviamo una contraddizione. Alcuni possono sciare attraverso i Club, mentre le scuole rimangono chiuse. Se si fosse divisa la montagna per fasce cromatiche, altro che zona gialla: sarebbe stato tutto bianco perché non esiste ambiente più sano delle piste innevate, all’aria aperta». 

IL MOVIMENTO 

Tornando al confronto, a fare gli onori di casa ha pensato Ivan Marchetti, fondatore di Belluno Sviluppo e Futuro: «Dopo i ristoratori, abbiamo voluto ascoltare e dare voce a chi vive di sport. Un altro settore pesantemente danneggiato dalla pandemia e dai dpcm. Sia chiaro, qui nessuno è negazionista: ma fanno riflettere le chiusure degli impianti in cui ogni attività viene svolta sotto un controllo totale e in completa sicurezza. È inutile silenziare lo sport e poi invitare la gente a fare acquisti nei negozi attraverso il Cash Back. Ristori? Qui servono soldi veri. Specialmente per il territorio bellunese». Sulla stessa linea di pensiero, il co-fondatore del movimento, Martino Fogliato: «Abbiamo redatto e inviato una lettera a Governo e istituzioni in cui chiediamo attenzione per quest’ambito. Quali sono gli studi del Comitato tecnico scientifico che giustificano queste scelte? Perché non vengono resi noti? Va benissimo chiudere ciò che è superfluo, ma lasciamo aperto ciò che è utile per la salute. Come lo sport». 

DISABILITÀ 

Sul tema è intervenuto pure il campione paralimpico, Oscar De Pellegrin: «Per le persone con disabilità, lo sport è una miccia che innesca l’inclusione sociale e le relazioni. Quando viene meno, la difficoltà è doppia. Anche perché l’intero carico deve essere sostenuto dalle famiglie. E poi lo sport migliora la psiche e la qualità di vita. Alla fine, purtroppo, chi ci rimette è il soggetto debole». 

PISCINE 

Non è mancata la voce del nuoto. E in particolare di Angelo Marchet, consigliere del Comitato veneto Fin: «La preoccupazione è molto forte e ricade sui gestori e gli enti proprietari delle piscine. Chiediamo un contributo a fondo perduto in percentuale al mancato incasso, oltre alla proroga delle convenzioni dai 3 ai 5 anni, a voucher mirati per i corsi di nuoto e all’ecobonus 110 per cento per riqualificare gli impianti. Serve poi una campagna di comunicazione nazionale sull’importanza dell’attività fisica».

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