È tempo di bilanci per la Granfondo del Dragone. E tra gli organizzatori serpeggia un po’ di amarezza. «Per il terzo anno ci troviamo nella splendida cornice del Nevegàl – ha commentato all’arrivo Ivan Piol direttore generale dell’evento per Dolomiti Psg – in un’edizione riuscita dal punto di vista organizzativo, ma con un calo di numeri di partecipanti che non ci aspettavamo. Anche perché siamo entrati in un circuito nazionale». Piol apre alle riflessioni: «Lo sforzo per promuovere questo evento è elevatissimo. Sul Nevegàl di fronte all’Hotel Olivier creiamo un villaggio dove non esiste niente perché quassù non c’è acqua, non c’è corrente. Dobbiamo portare tutto, perfino i bagni chimici e l’elettricità con i costi che ne conseguono. L’appello che ho lanciato qualche mese fa alle istituzioni e agli sponsor locali è caduto nel vuoto, quello che chiedo è un po’ più di attenzione perché se le cose rimangono cosi, allora quella andata in archivio sarà l’ultima edizione. Non vedo un futuro: senza l’aiuto di sponsor o delle istituzioni pubbliche non si va da nessuna parte». E aggiunge: «Una manifestazione di questo tipo costa attorno ai 60mila euro e noi come privati non riusciamo più a sostenere un simile sforzo. O qualcuno ci dà una mano o purtroppo, a malincuore, non ci sarà una quarta edizione».
Tra i partecipanti non è mancato l’ex onorevole Roger De Menech: «Ho partecipato a tutte e tre le edizioni. Trovo che il percorso sia straordinario e che incarni tutte le eccellenze della Valbelluna. Dobbiamo approfittare di questi eventi per un approccio turistico mirato anche alla bicicletta. Penso che alla partenza ci fossero più partecipanti da fuori provincia che bellunesi. Ho incontrato persone da tutta Italia e non solo. Tutti mi hanno detto che torneranno sicuramente l’anno prossimo e che lo faranno non solo per la granfondo, come la Sportful di Feltre e il Dragone di Belluno, ma anche godersi le ferie nel nostro territorio».





