Sanità di montagna, c’è preoccupazione «Tra annunci e realtà cresce il disagio»

Sanità di montagna, c’è preoccupazione «Tra annunci e realtà cresce il disagio»

Il paragone è letterario, ma il messaggio è politico e molto concreto. Il Comitato Feltrino per il Diritto alla Salute richiama il celebre romanzo La montagna incantata di Thomas Mann per descrivere la situazione della sanità bellunese: un luogo dove «il tempo sembra dilatarsi e la realtà appare quasi irreale», mentre cresce la preoccupazione per il futuro dei servizi socio-sanitari nelle aree di montagna.

In un intervento pubblico, il Comitato denuncia il progressivo scollamento tra gli annunci istituzionali e le condizioni concrete del sistema sanitario nel territorio provinciale. Secondo i promotori dell’iniziativa, la sensazione diffusa è quella di vivere «realtà parallele»: da una parte le narrazioni ufficiali e gli investimenti legati anche alle Olimpiadi invernali, dall’altra le difficoltà quotidiane di un sistema che fatica a garantire servizi adeguati.

Nel mirino finisce anche la governance dell’azienda sanitaria. Il Comitato evidenzia come l’Ulss continui a essere priva di una guida stabile, mentre si parla di proroghe e di possibili riorganizzazioni future legate al contesto olimpico. Una situazione che, secondo il gruppo feltrino, alimenta interrogativi e incertezze sulla programmazione sanitaria nel lungo periodo.

Un altro punto critico riguarda il ruolo delle istituzioni locali. «Ci chiediamo dove siano gli organi di rappresentanza del territorio, a partire dalla conferenza dei sindaci», sottolineano dal Comitato, lamentando una scarsa presa di posizione pubblica rispetto alle prospettive della sanità di montagna.

La preoccupazione riguarda anche il rischio che gli investimenti si concentrino sulle infrastrutture senza affrontare il nodo principale: la presenza di personale. «La medicina è fatta di persone – ricordano – medici, operatori sanitari e pazienti. Non bastano edifici e finanziamenti se non si costruisce una vera progettazione dei servizi».

Nel documento emerge inoltre il timore di una progressiva riduzione dei presidi pubblici, considerati essenziali per la tenuta sociale delle aree montane insieme a scuola e lavoro. Da qui l’appello a non limitarsi agli annunci e a garantire invece servizi concreti e duraturi per l’intero territorio provinciale.

Il Comitato conclude con una riflessione dal tono volutamente provocatorio: «Quando tutto sarà privato, saremo privati di tutto». Un invito, spiegano, a uscire dall’«incantesimo» delle narrazioni rassicuranti e a confrontarsi con la realtà della sanità nelle terre alte.

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