Crescita dei ticket, soglie di esenzione ferme da anni e comunicazione mancata alle parti sociali: a poco più di una settimana dall’entrata in vigore del nuovo tariffario regionale sanitario, Cisl Veneto accende i riflettori sulle ricadute economiche per migliaia di cittadini. «Ci arrivano decine di segnalazioni da iscritti e famiglie preoccupate per gli aumenti» spiegano Cisl, FNP e FP, le sigle dei pensionati e dei lavoratori pubblici. «Se alcune prestazioni sono state ridotte, molte altre—soprattutto visite specialistiche e radiografie—hanno subito rincari tra i 6 e i 7 euro».
Un esempio pratico: visite da 36,15 euro che ora ne costano oltre 42. Una differenza che pesa, specie per chi ha bisogno di cure frequenti. Il 9 luglio, al tavolo di confronto con la Regione Veneto, il sindacato porterà dati e testimonianze per chiedere: la revisione delle soglie di esenzione, oggi ferme da anni nonostante l’inflazione; un monitoraggio continuo sugli effetti del nuovo tariffario; e soprattutto, un accesso alle cure davvero universale, indipendente dal reddito.
«Troppi cittadini—denuncia Cisl— rischiano di essere tagliati fuori dal diritto alla salute per pochi euro di reddito in più. Serve un aggiornamento tempestivo delle fasce di esenzione e più trasparenza da parte della Regione».
La preoccupazione è concreta: il nuovo tariffario è stato approvato senza confronto preventivo con i sindacati e rischia di colpire proprio le fasce più fragili. L’obiettivo? Evitare che la sanità diventi selettiva, e resti invece un diritto garantito per tutti, come prevede la Costituzione.





