Salti, impennate e mascherine: il giro d’Italia della solidarietà finisce a Sedico

Salti, impennate e mascherine: il giro d’Italia della solidarietà finisce a Sedico

 

E chi l’ha detto che il Giro d’Italia è slittato a ottobre? Forse quello dei ciclisti. Ma un altro “giro” si è sviluppato negli ultimi dieci giorni. Solo che le mascherine hanno preso il posto della maglia rosa. La linea di partenza era fissata a Cusighe. E quella d’arrivo a Sedico.

Così, dopo dieci tappe e 4.700 chilometri percorsi (su strade, autostrade e via mare), i protagonisti sono arrivati al traguardo. O meglio, al traguardo hanno portato il progetto “Mask to ride”, finalizzato a consegnare 50mila mascherine alle persone con disabilità di tutto lo Stivale. 

Obiettivo raggiunto, grazie a Giesse Risarcimento Danni. E a un variegato team di amici: a cominciare da Alvaro Dal Farra con la sua moto da cross (Kawasaki 3dcore), Mattia Cattapan di CrossAbili sul suo tri-ride, passando per l’ideatore del progetto, Nicola Barchet. E molti altri. «Dietro alle mascherine, abbiamo ricevuto tanti sorrisi – hanno commentato all’unisono – e percepito uno straordinario calore umano». 

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Tutto è partito da una margherita: l’ha raccolta la dolcissima Eleonora, una ragazza sordomuta, in un campo di Cusighe. E l’ha donata ai “viaggiatori della solidarietà”. Era lo scorso 3 giugno: «Da allora ne abbiamo fatta di strada – sono le parole di Barchet, anima e motore dell’iniziativa -. Finire una simile avventura a Sedico è un onore: qui sono nato e vivo con la mia splendida famiglia. In questi giorni di viaggio, mi ha colpito una frase: non si può prendere il sole senza rovinare la pelle. E in un mondo in cui tutto viene filtrato e poco è naturale, dovremmo ricordarcelo più spesso».

Per portare a termine il giro d’Italia, servono organizzazione, pianificazione: «E anche un filo di pazzia. Basti pensare che ho fatto la prima impennata della mia vita in moto. Ma non ditelo a nessuno. La disabilità? Spesso i veri problemi risiedono in chi si considera un “normodato”: perché chi convive con una disabilità, o con dei problemi, è abituato a soffrire. E sorride comunque». 

Un pacco di mascherine è andato alla Cooperativa Società Nuova, un altro all’associazione Assi, presieduta da Oscar De Pellegrin: «L’idea è nata in piena pandemia – ha affermato il campione paralimpico di tiro con l’arco -. Da un privato, perché chi ci governa non ha dato il meglio di sé. La società dovrebbe tenere in maggior considerazione coloro che sono più disagiati».

Tra i grandi protagonisti, Mattia Cattapan, in volo con la sua carrozzina tri-ride: «Volere è potere. Durante il viaggio ho vissuto emozioni purissime». Proprio come il grande Alvaro Dal Farra. Un campione nel freestyle motocross. E nella solidarietà: «A unirci è il cuore. Inizialmente temevo che il progetto non venisse accolto in maniera del tutto positiva, invece in ogni zona d’Italia abbiamo fatto il pieno di sorrisi e positività». 

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