Il Bellunese dispone ora di una stima aggiornata e scientificamente validata sulla presenza del lupo. Il monitoraggio, condotto dalla Polizia provinciale e dagli uffici caccia e pesca e presentato ieri (17 settembre) a Palazzo Piloni, ha individuato 27 branchi distribuiti sul territorio, con gruppi composti da due a nove esemplari e una media di quattro lupi ciascuno. A questi si aggiungono cinque individui solitari. Per alcuni siti non è stato possibile attribuire con certezza il branco, ma la valutazione complessiva colloca la popolazione provinciale tra 111 e 128 lupi.
La necessità di una stima precisa è emersa nel 2023, anno segnato da un aumento delle predazioni e da una forte attenzione pubblica. Da quel momento è stato avviato un percorso strutturato, che ha portato alla collaborazione con l’università di Sassari e all’adozione di una metodologia uniforme. La Provincia si è dotata di 200 fototrappole, tre droni con termocamere e 12 visori notturni, strumenti che hanno permesso di consolidare i dati raccolti sul campo.
Dal 2022 a oggi sono stati registrati 40 lupi confidenti, 20 esemplari rinvenuti morti e 13 cani predati. Il dato sui confidenti mostra un’evoluzione significativa: nel 2026 ne risultano sette, ma in tutti i casi la situazione è rientrata spontaneamente. Attualmente non sono presenti lupi classificabili come confidenti nel territorio provinciale.
Sul fronte degli allevamenti, il quadro evidenzia un calo delle predazioni. Nel 2025 risultano 156 capi deceduti, contro i 380 del 2020, i 259 del 2021, i 320 del 2023 e i 197 del 2024. La riduzione è legata all’applicazione diffusa delle misure di prevenzione, sostenute in particolare dal Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, dove monitoraggi e interventi mirati hanno portato le predazioni allo 0,1%.
Il modello del Parco è ora considerato la base per un’estensione provinciale e regionale delle misure di tutela. L’arrivo del lupo in pianura, previsto nei prossimi anni, rende necessario uniformare gli approcci delle diverse Polizie provinciali, adattando il metodo bellunese ai nuovi contesti territoriali.
Il tema assume anche una dimensione nazionale: la gestione del lupo richiede la conoscenza esatta dei branchi presenti, l’individuazione di eventuali soggetti problematici e l’adozione di strumenti come radiocollari, verifiche e spostamenti. Le misure più drastiche restano considerate un’ultima ratio, mentre si punta a rafforzare gli interventi preventivi e il mantenimento dei cani da guardiania.





