Scatta la rivoluzione delle Unioni Montane bellunesi: la firma del protocollo ieri mattina – venerdì 5 settembre – a Palazzo Piloni rappresenta una tappa intermedia nel percorso di riordino territoriale degli enti proposto dalla Regione Veneto, una nuova partenza per queste realtà che – “armate” di un nuovo statuto – saranno sempre di più il sostegno operativo ai comuni sul fronte della cura del territorio.
Due conferme e tante novità
Il protocollo per il riordino vede il numero delle Unioni scendere dalle nove attuali alle cinque che saranno operative dal primo gennaio 2027 (anche se da Venezia si dicono certi che alcune potranno partire con ampio anticipo rispetto a questa data).
La riforma non coinvolge le Unioni Montane Feltrina e Agordina, che vedono così immutati confini e numero di abitanti; il cambiamento più significativo si registra nelle terre alte, dove nasce l’UM Cadore Dolomiti che raccoglierà la Centro Cadore, la Comelico e la commissariata Val Boite; una realtà da oltre 32mila abitanti residenti in 21 comuni.
Nasce dall’accorpamento di due realtà l’Unione Montana Medio Bellunese: si uniscono Longaronese-Zoldo e Alpago; qui confluirà anche il Comune di Ponte nelle Alpi, dopo lo scioglimento dell’UM Belluno-Ponte, mentre partiranno per la Cadore Dolomiti i comuni di Ospitale e di Zoppè. Alla fine, saranno sette i comuni che daranno vita alla nuova Unione Montana per un totale di 25mila abitanti.
Solo un lieve ritocco infine per l’Unione Montana Valbelluna, che vede salire a cinque i comuni aderenti: un “acquisto” però di spessore, visto che ad entrare sarà Belluno. Con il comune capoluogo (“orfano” dell’Unione Montana post-scioglimento) salgono a 67mila gli abitanti di questa realtà.
La politica tra futuro, servizi e il nodo del personale
A salutare l’avvio di questo nuovo percorso, i presidenti delle Unioni Montane, molti sindaci, l’assessore regionale agli enti locali Francesco Calzavara, il presidente della Provincia Roberto Padrin e il presidente dell’UNCEM – Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani del Veneto Ennio Vigne. Due i temi sui quali tutti hanno posto l’accento: il futuro delle nuove Unioni Montane, tra funzioni e risorse, e il nodo del personale, tallone d’Achille di tutto il settore pubblico.
«Questo percorso ci ha portato a un obbiettivo importante, ma ha evidenziato anche le criticità che vivono questi enti: – ha sottolineato Padrin – penso ad esempio alla questione del personale, dove i bandi d’assunzione vedono sempre una partecipazione molto bassa come del resto in gran parte degli enti pubblici. Questa nuova partenza porterà ad enti più efficienti e operativi per rispondere alle necessità dei comuni e confido che questo possa essere un fattore di attrattività per nuove leve. La principale funzione di questi enti, quella di tutela della montagna, è confermata; ogni territorio ha necessità diverse, dalla difesa del suolo alla promozione dei prodotti tipici all’agricoltura, e sicuramente su questi temi si potrà e si dovrà lavorare».
Quello del personale è un tema affrontato anche dall’assessore Calzavara: «Ora dobbiamo creare le condizioni per far tornare il territorio attrattivo per il lavoro nella pubblica amministrazione, servono persone all’altezza per poter spendere subito e bene le risorse a disposizione degli enti. La volontà della Regione è quella di dare strumenti a un territorio fragile». Poi, un appello alla politica nazionale: «Alla presidenza serve una persona terza rispetto ai singoli sindaci, già alle prese con i temi dei loro comuni: spero che arrivi una riforma nazionale che porti quindi all’individuazione di un presidente “esterno” e remunerato. Serve un presidente che pensi “dalla mattina alla sera” alla sua Unione Montana».
Calzavara ha poi evocato la proposta-provocazione della Regione Veneto che vorrebbe portare entro il 2030 a 500 i comuni veneti (attualmente sono 560), evidenziando come dagli studi effettuati al momento non ci siano in provincia particolari condizioni di emergenza economica che spingano verso ulteriori fusioni di comuni; su questo si è concentrato Vigne: «La voglia di fusioni nella nostra provincia si è esaurita, quindi dobbiamo concentrarci sul lavoro delle Unioni Montane, enti che forniscono servizi associati ai comuni. Siamo davanti ad una sfida importante per garantire un domani al nostro territorio e serve anche il coordinamento della Provincia, oggi “zoppa” per la riforma Delrio. Il Veneto è la regione con la normativa sulle Unioni Montane più avanzata dal punto di vista normativo ed economico: oggi inizia il vero lavoro del territorio per costruire il suo futuro».





