L’Argentina parla dolomitico, grazie all’intraprendenza di un castionese doc: Primo Capraro.
È lui il “padre” della “Cortina argentina”: San Carlo de Bariloche.
Il nome Bariloche significa «popolo che abita dietro la montagna», mentre il luogo si trova ai piedi delle Ande, è famoso per una stazione sciistica, ma offre anche la possibilità di praticare numerose attività: da quelle acquatiche all’alpinismo, fino al trekking.
Bariloche ebbe un grande sviluppo proprio in seguito all’intuizione di Capraro.
Il quale fu un imprenditore innovativo, che con notevole intuito prese decisioni controcorrente.
Prima di approdare in Sud America, fece il giro del mondo. E, nel 1903, con l’amico Baratta, decise di comprare un lotto di terra a Bariloche, nei pressi di un lago: fu la sua fortuna.
Perché a differenza di molti emigrati, impegnati nella corsa all’oro, lui decise di puntare sul legname. E fu lungimirante.
Poi si immerse in un’intensa attività edilizia che cambiò il volto della città e contribuì a creare posti di lavoro.
Era un personaggio a volte scomodo, anche per il suo impegno politico (con incarichi di rappresentante consolare), ma capace di dare linfa e vita a quel territorio. Si occupò di ferrovie e creò pure una flotta di imbarcazioni a vapore per la navigazione fluviale.
Per questo e molto altro, a San Carlos di Bariloche, sulle rive di quel lago che aveva scelto per la sua ascesa, possiamo trovare un busto di bronzo che lo ricorda.
Orgoglio bellunese… la “nostra” Cortina Argentina.
Alla prossima!





