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Vogliono fermare la neve. E il mondo della neve si arrabbia. Soprattutto se - come sembra - ci saranno due pesi e due misure: sci chiuso al di qua delle Alpi, sci aperto nei territori al di là. E allora? C’è chi invoca un intervento di Conte, chi interroga la Commissione Europea. E anche chi chiede ristori. Tutti d’accordo su un punto: la salute pubblica non si discute, ma gli sport invernali sono linfa vitale per la montagna. Dovessero mancare, il rischio di fallimento di molte località sarebbe dietro l’angolo.

«Fin dall’inizio della pandemia abbiamo detto che la salute pubblica viene prima di tutto. Lo confermiamo anche in questa occasione. Ma non va dimenticato che gli impianti di risalita sono il cuore pulsante dell’economia turistica della montagna: è quindi fondamentale che il Governo trovi insieme agli operatori la soluzione migliore per superare questa fase di emergenza». È la posizione di Confindustria Veneto.  Il presidente Enrico Carraro chiede almeno che ci sia un occhio di riguardo per il Bellunese, dove - Covid permettendo - si svolgeranno le gare dei Mondiali 2021. 

«Sappiamo che il periodo di Natale per gli impiantisti è quello in cui si concentrano i ricavi più importanti di tutto l’anno, ma pensare di tenerli aperti con condizioni estremamente restrittive potrebbe forse causare un danno peggiore della chiusura - aggiunge il presidente degli industriali veneti -. Servono perciò ristori adeguati, il rinnovo della cassa integrazione e altre misure ad hoc». Ma il punto su cui tutti si concentrano è quello della concorrenza sleale. Possibile se davvero l’Austria aprirà, mentre in Italia le ski aree dovessero rimanere ferme.

«Sappiamo già che l’Austria, ad esempio, non chiuderà a meno che non si trovi un accordo “economico” soddisfacente a livello di Unione Europea - dice Carraro -. Tra pochi mesi ospiteremo i Campionati del Mondo di Sci 2021, lavoriamo fin da ora per far sì che possano svolgersi in massima sicurezza e rispettando il calendario previsto».

«Scongiuriamo la concorrenza sleale» aggiunge il deputato di Forza Italia Dario Bond, sulla scorta di un’interrogazione del collega Tajani alla Commissione Europea. ««Lo sci e gli sport invernali generano un indotto che vale il 12% del Pil prodotto dal turismo italiano. Il fatturato totale supera gli 11 milioni di euro. Parliamo di cifre perché forse diventa più chiara la dimensione del problema. Conte si attivi nelle sedi europee per evitare che siamo noi gli unici a dover rimanere fermi mentre tutti gli altri sciano allegramente».

 

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