Dalle poesie condivise per risvegliare ricordi ed emozioni ai quaderni personalizzati per mantenere attiva la mente, fino agli incontri aperti alla cittadinanza. La Fondazione Casa del Sole di Ponte nelle Alpi porta la propria esperienza alla ribalta nazionale, proponendosi come esempio di una nuova idea di assistenza agli anziani, nella quale le relazioni e il legame con il territorio assumono un ruolo centrale.
La struttura bellunese è stata selezionata come buona pratica da presentare al convegno «Cura e innovazione», organizzato da Uneba Ets a Brescia giovedì 22 e venerdì 23 ottobre. L’appuntamento, dedicato all’evoluzione dei servizi sociosanitari per la popolazione anziana e fragile, ha riunito rappresentanti e responsabili di strutture provenienti da tutta Italia.
A illustrare l’esperienza della Casa del Sole è stata la direttrice Cinzia Pierobon, che ricopre anche il ruolo di presidente di Uneba Belluno, con la psicologa della struttura Viviana De Pellegrini. Il titolo della relazione, «Rsa da comunità artificiale a comunità naturale – Nuove opportunità per il territorio», racchiude la filosofia che guida i progetti presentati: superare i confini della struttura residenziale per costruire una rete di relazioni capace di coinvolgere ospiti, familiari, volontari e comunità locale.
Tre le iniziative illustrate alla platea di presidenti e direttori di servizi per anziani. La prima, «Toc toc, possiamo entrare?», è rivolta alle persone che usufruiscono del servizio di assistenza domiciliare. Il progetto prevede la consegna di quaderni personalizzati, pensati per stimolare le capacità cognitive e mantenere la mente allenata, accompagnati da un percorso di supporto psicosociale. Un modo per offrire attenzione anche a chi continua a vivere nella propria casa, attraverso attività costruite sulle caratteristiche e sulle esigenze individuali.
C’è poi il «Progetto Poesia», che coinvolge gli ospiti della Casa del Sole, comprese le persone con fragilità cognitive, insieme ai loro familiari. La lettura e la condivisione dei versi diventano occasioni per recuperare ricordi, dare spazio alle emozioni e ritrovare un terreno comune di dialogo. La poesia permette così di affrontare anche temi profondi, come la felicità, la perdita e il dolore, attraverso parole capaci di favorire l’ascolto e la condivisione.
Il terzo progetto, «Caffè delle Parole», porta invece gli incontri fuori dalla struttura. Ogni quindici giorni, nella sede della Cooperativa di Soccher, si svolgono appuntamenti dedicati alla lettura di poesie, realizzati con la collaborazione dei volontari dell’associazione «Accanto all’anziano e…». Gli incontri sono aperti agli utenti del servizio di assistenza domiciliare, ma anche a tutti i cittadini interessati. Un’iniziativa che trasforma la cultura in uno strumento di partecipazione e contribuisce a mantenere vivo il dialogo tra le persone anziane e la comunità.
L’esperienza presentata a Brescia guarda, infine, anche al futuro. Nel corso della relazione, Pierobon ha anticipato l’ipotesi di sviluppare un progetto di cohousing rivolto soprattutto alle persone con più di 90 anni che conservano una buona autonomia, ma necessitano di un sostegno e, soprattutto, di occasioni di relazione. Una prospettiva che risponde a un bisogno crescente: non soltanto ricevere assistenza, ma continuare a vivere in un contesto capace di contrastare l’isolamento e favorire i rapporti umani.
La partecipazione al convegno rappresenta un riconoscimento per il lavoro svolto dalla Fondazione Casa del Sole e, allo stesso tempo, un’occasione per condividere esperienze e aprire nuove strade nell’assistenza alla popolazione anziana.
Uneba, la rete associativa del non profit di radici cristiane che riunisce enti impegnati nell’assistenza ad anziani, persone con disabilità, minori privi di sostegno familiare e altre situazioni di fragilità, conta oltre 1.100 realtà in Italia, 110 in Veneto e 14 in provincia di Belluno. In questo panorama, la Casa del Sole porta un messaggio preciso: la qualità dei servizi per gli anziani non si misura soltanto nell’assistenza garantita, ma anche nella capacità di costruire legami, custodire le storie personali e mantenere aperto il dialogo con il territorio.
È da questa idea di comunità che passa una parte importante del futuro delle Rsa.





