Adesso che è ufficialmente archiviato, l’inverno 2021-22 si presta a essere studiato. E diventa subito un caso. O meglio, lo specchio del riscaldamento globale. Lo dicono due fattori: la neve – poca rispetto al normale – e le temperature, più miti di quanto sarebbe lecito aspettarsi in inverno.
NEVE
«La stagione invernale è stata caratterizzata da poche precipitazioni nevose» rilevano gli esperti Arpav. «210-240 centimetri di neve fresca in meno a 2.000 metri, un lungo periodo secco con umidità relativa media da gennaio a marzo del 44% rispetto alla media del 58%, molte giornate con forti venti. Lo spessore medio del manto nevoso è stato sotto la norma da fine febbraio, con riduzione della risorsa idrica nivale disponibile».
Insomma, non una buona notizia. Perché se la stagione dello sci si è salvata molto bene, quella agricola rischia di essere siccitosa, specialmente in pianura. Più siccitosa di quanto non sia stato finora.
Alcuni esempi di manto nevoso sempre meno spesso? «In questa stagione invernale (da ottobre a fine aprile) a Cima Pradazzo-Lago di Cavia sono caduti 355 centimetri di neve rispetto a una media di 555 centimetri (media sul periodo 1991-2020), ad Arabba a 1.630 metri di quota 225 centimetri rispetto a 378 centimetri» rilevano da Arpav. «A Cortina a 1.200 metri, 113 centimetri rispetto a 191, ad Auronzo 77 centimetri rispetto a 82. Il deficit di neve fresca, rispetto alla media sul lungo periodo è di circa 210 centimetri a 2.200 metri, 150 centimetri a 1.600 metri, 80-120 centimetri a 1.200 metri».
TEMPERATURE
Anche il termometro ha fatto il suo. In negativo. E ha mostrato che il riscaldamento globale è un fatto. «La temperatura nel periodo da dicembre a fine aprile, è stata lievemente positiva (+0,4 °C) rispetto alla media 1991-2020» rilevano i meteorologi. «In particolare, il periodo dicembre-febbraio è stato mite (+0,9°C)». Un grado in più del normale non è normale.
LA CURIOSITÀ
E c’è un altro dato particolarmente significativo, per quanto curioso: l’umidità.
«I mesi di gennaio, febbraio e marzo hanno registrato dei valori di umidità dell’aria insolitamente bassi a parità di precipitazioni» si rileva nello studio Arpav. Che riporta come esempio i dati della centralina meteorologica di Arabba. «I 3 mesi hanno registrato ad Arabba una precipitazione cumulata di 56 millimetri, valore superiore ai minimi del 1993, 1998, 2003 e 2005. L’umidità relativa media però è stata del 44%, valore in assoluto più basso dal 1991». Anche questo ha contribuito alla siccità dei mesi scorsi.





