Piave e Cordevole: un profondo legame di acqua e di amore

Piave e Cordevole: un profondo legame di acqua e di amore

Si narra che il Cordevole sia maschio e il motivo arriva dai nostri avi.
Scendendo dall’Agordino, scorre attraverso la Valle Imperina: «El vien do dalle miniere, l’e forte e la so acqua la sa da fero e solfero: l’e an fiume forte!».
La Piave questo lo sapeva bene. Non che lei non fosse un fiume forte perché femmina, ma ne era follemente innamorata.
Se ne era accorta in un mese di maggio, quando la natura e i sensi si risvegliano.
Tanti anni fa, scendeva tranquillamente al mare, con la sua acqua cristallina che in quella stagione era più abbondante per lo sciogliersi della neve in montagna.
Non le avevano parlato bene del Cordevole: descritto come un fiume irruento, tumultuoso.
Ma lei era affascinata proprio dalla sua forza, dalla sua virilità.
La Piave era follemente innamorata: riusciva a malapena a sfiorarlo, quel fiume.
E lo faceva ogni qualvolta una piena glielo consentiva.
Si lambivano soltanto, sfiorandosi le due acque, per poi ritirarsi: non potevano recare danno alla natura che, sulle loro sponde, era un tripudio di vita.
Alberi, prati e animali vivevano grazie a loro.
Ma la Piave e il Cordevole avevano un amore così grande che a loro bastava per essere felici.
Un giorno, però, al Cordevole successe un fatto inspiegabile: una montagna era franata sul corso.
La Piave non lo vide per un bel po’ e si disperava, non sapendo quale destino lo avesse inghiottito.
Gorgogliava per farsi sentire: nessuna risposta.
Il Cordevole, aveva arrestato la sua corsa nell’Alto Agordino, zona di Voltago. Una frana lo aveva fatto diventare un piccolo lago: ecco da qui il nome Voltago.
“Volta del lago”: parte del lago da cui, ancora oggi, si dice che nelle rocce rimaste si possano scorgere i resti degli anelli su cui gli abitanti del luogo legavano le loro barche.
Pensate forse che una storia d’amore possa finire così? 
Proprio no.
 La Piave era disperata, non vedeva nemmeno la corte che gli facevano il Maè o il Boite.
Anche le donne che si piegavano a lavare i panni nelle sue acque se ne erano rese conto.
Povero Cordevole: tutti pensavano che giacesse morto in fondo al lago di Voltago.
Ma non era così.
Per chi sapeva ascoltarlo, il Cordevole ansimava, piangeva.
Non voleva rassegnarsi, finché un giorno arrivò San Martino, paladino di ogni ingiustizia.
Salì sui monti agordini, proprio sul sasso che porta il suo nome, mise un piede sulla destra del fiume e l’altro laddove la montagna risulta più stretta.
Alzò la sua spada con forza e colpì la roccia ai suoi piedi.
La montagna si spaccò: un solo colpo.
Cadde nel fiume la roccia, che liberò le sue acque quasi in un grido di gioia: Cordevole poteva di nuovo scorrere a valle.
La piana dove c’era prima il lago rimase asciutta.
Gli abitanti erano due volte felici: potevano coltivare di nuovo la terra e non sentivano più il pianto del fiume.
Cordevole potè così riabbracciare la sua Piave.
E lo fece verso Bribano. Non a caso, ogni primavera, a maggio, si sente il gorgoglio delle acque in ricordo di quell’amore così grande.

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