Parte dal Cadore l’appello per un’olimpiade “trasparente, legale e rendicontabile”

Parte dal Cadore l’appello per un’olimpiade “trasparente, legale e rendicontabile”

Quanto costeranno le olimpiadi invernali del 2026? Oltre 5 miliardi e 700 milioni di euro, dei quali un miliardo e 600 milioni per la realizzazione dei giochi veri e propri, il resto per le opere connesse: in tutto una settantina di grandi interventi, nel 68% dei casi relativi ad opere stradali. I conti, ben documentati, sono stati fatti da una rete di 20 associazioni ambientaliste, che ieri, nell’auditorium Cos.mo del museo dell’occhiale di Pieve di Cadore, coordinate da Libera, hanno presentato il report (interamente scaricabile e consultabile qui) che lancia la campagna “Open Olympics 2026. Vogliamo i Giochi invernali Milano Cortina trasparenti, legali, rendicontabili”.

«Un report che – ha spiegato Leonardo Ferrante di Libera – non vuole essere un puntuale e completo delle opere connesse ai Giochi», quanto un punto dal quale partire per chiedere maggiore trasparenza e conoscibilità. Perché spesso, si legge nella petizione presentata a Pieve di Cadore- «risulta estremamente complesso capire dove siano i dati, essendo costretti a giocare a “ping pong” tra portali e siti diversi. Di troppe opere non sappiamo, infine, quando saranno pronte e quale utilizzo avranno anche nel futuro, così come è difficile comprendere chi sono i responsabili di un’opera, spesso anche divisa in lotti, e come i commissariamenti condizionino le regole del gioco. Il sistema di rendicontazione, pur rispettando i dettami di legge, è molto lontano da qualsiasi principio di fruibilità».

Da qui la richiesta di un «Portale unico della trasparenza dei Giochi invernali Milano Cortina 2026, che ci metta in grado sia di comprendere, opera per opera e in formati di dato aperti, i passaggi e l’iter delle stesse, le spese relative all’organizzazione e promozione dei Giochi». Il rischio, concretamente evocato, è che nell’intricato meccanismo di appalti e subappalti su opere «in grado di cambiare il destino dei territori», la mancanza di un controllo da parte della società civile apra le porte al malaffare. Un allarme a cui hanno fatto eco i presidenti delle principali sigle ambientaliste, protagonisti di una tavola rotonda moderata dal giornalista Gianantonio Stella, e pure da don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, tornato «a casa» per l’occasione. 

«Gli strumenti di controllo contro le infiltrazioni mafiose non sono adeguati – ha tuonato don Ciotti, riprendendo le parole del procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo- e vengono anche depotenziati. Mentre i rapporti della politica, oggi, con le mafie, sono diffusi, disincantati, pragmatici». 

L’antidoto, secondo don Ciotti, risiede nella responsabilità e nel prendere posizione: «Le mafie godono di sostegno passivo, per il solo fatto di non schierarsi. Ci sono momenti nei quali tacere diventa una colpa. Ecco perché tutte queste persone qui riunite fanno bene a porsi domande, ad avanzare dubbi; i Giochi sono di tutti e chiunque ha il diritto di sapere che cosa sta accadendo». 

(foto di Tommaso Albrizzi)

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