Otto ragioni per dire “no”: gli ambientalisti contro la pista di bob per le Olimpiadi

Otto ragioni per dire “no”: gli ambientalisti contro la pista di bob per le Olimpiadi

«La pista non s’ha da fare». Gli ambientalisti dicono no al bob a Cortina. Con buona pace di chi crede che le Olimpiadi 2026 possano essere un buon volano di sviluppo dell’intero territorio bellunese. Per WWF-Terre del Piave, Mountain Wilderness, Italia Nostra, Gruppo Promotore Parco del Cadore, Ecoistituto Del Veneto “Alex Langer”, Peraltrestrade Dolomiti, e Osservatorio delle Olimpiadi MI-Cortina 2026 ci sono almeno otto buone ragioni per evitare la costruzione della pista da bob.

«Punto primo: l’Olympic Agenda 2020 che ha definito i criteri di sostenibilità per le Olimpiadi moderne raccomanda l’uso di strutture esistenti o comunque temporanee e smontabili. La pista da bob di Cortina sarebbe invece una struttura completamente nuova – scrivono le associazioni ambientaliste -. Due: la costruzione di nuove strutture è consentita solo ove si dimostri una ricaduta positiva di lungo periodo per la loro utilizzazione. Le esperienze passate mostrano però che ovunque le piste da bob sono state dismesse perché non vi è alcun ritorno né in termini di utilizzazione né in termini di sostenibilità economica. La stessa – ormai impraticabile – vecchia pista di Cortina è stata chiusa nel 2008 perché pesava sulle casse del Comune per 330mila euro l’anno, e quella di Cesana, costruita per Torino 2006, è stata abbandonata dopo essere stato utilizzata complessivamente per 15 giorni durante i giochi olimpici e in una decina occasioni per altre competizioni in 4 anni». 

Ma non finisce qui. Gli ambientalisti chiedono chi si farà carico dei costi di gestione dopo i Giochi, e chi assicura che siano davvero 50 i milioni di euro richiesti per la costruzione. E poi: «La costruzione della pista comporterebbe il disfacimento di un tratto consistente di versante per un’estensione di parecchi ettari, nonché la realizzazione di strade di accesso e di servizio, tribune, con il taglio di numerosi alberi. Un ulteriore colpo inferto all’ambiente di Cortina, già pesantemente sacrificato per le infrastrutture dei Mondiali di Sci 2021. La prevedibile dismissione della pista e la quantomai difficile ricomposizione ambientale sarebbe a totale carico del Comune?». Ma il carico da novanta è un altro: il motivo numero sette: «Ad oggi non c’è nessuno che abbia visto un progetto, alla faccia della trasparenza tanto invocata dal Cio Non se ne trova traccia sul sito ufficiale di MilanoCortina2026, ma si ha l’ardire di affermare che il cantiere verrà aperto entro la prossima estate. L’alternativa esiste, da più parti evocata: la riattivazione della pista di Cesana (Torino) in vista delle Olimpiadi 2026, che costerebbe all’incirca 10 milioni di euro, un quinto rispetto al costo preventivato per una nuova pista a Cortina. E allora perché, se non si vuole utilizzare la già esistente e vicina struttura di Innsbruck, non percorrere questa strada? Solo per l’orgoglio di avere una nuova struttura in Veneto?».

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