C’è acqua e acqua. Quella che secondo un dato Istat (tutto da interpretare) viene persa tra le sorgenti e i rubinetti. E quella che negli ultimi anni ha visto investimenti per milioni di euro. Ad accomunarle è Bim Gsp, l’azienda bellunese che gestisce il servizio idrico integrato (quindi acquedotti, opere di presa, ma anche depurazione e restituzione in natura della risorsa idrica).
Proprio Bim Gsp negli ultimi dieci anni, dal 2012 al 2021, ha investito 70,5 milioni di euro per lavori sulla rete idrica, senza contare i ripristini post-Vaia che in molti Comuni hanno visto lavori di ricostruzione completa.
Nuovi tratti di tubazioni, opere di presa per migliorare la captazione in sorgente, ma anche nuovi depuratori a servizio delle comunità locali (specie in montagna, dove l’ambiente e la restituzione dell’acqua dopo l’uso civile ha un valore particolare). Un mare di investimenti arrivati nel periodo di calo drastico del debito dell’azienda, che a fine 2012 viaggiava con quasi 90 milioni di euro di passivo. Da una parte l’aumento inevitabile delle tariffe, dall’altra cantieri diffusi sul territorio, che hanno dato lavoro a molte imprese edili del Bellunese. E intanto il debito è calato fino ad arrivare a zone ben meno preoccupanti.
I 90 milioni di euro di debiti erano stati creati proprio dal non adeguamento delle tariffe idriche, basate su calcoli errati alla nascita di Bim Gsp e all’affidamento del servizio. La stima era stata di 24 milioni di metri cubi d’acqua venduta ai bellunesi. Qualche anno dopo ci si è accorti che i consumi erano invece sui 14 milioni di metri cubi. Ma intanto, tra la nascita della tariffa e l’adeguamento ai consumi, si è generato un buco spaventoso.
E i buchi sulla rete idrica? Ci sono, ma non sono quelli che individua l’ultima indagine Istat. L’istituto di statistica stila la classifica delle province in cui si registrano maggiori perdite della risorsa acqua. E nel 2022 mette Belluno al terzo posto tra i territori più spreconi, con il 68% di perdite, dopo Chieti (71%) e Latina (70%). Il dato è corretto, ma va interpretato. Istat infatti calcola la differenza tra l’acqua immessa nella rete idrica e l’acqua erogata dai rubinetti. A Belluno però l’acqua arriva da sorgenti montane, non da falda: le opere di presa si trovano nelle immediate vicinanze delle fonti, per cui il cosiddetto “troppo pieno” dei vasconi di accumulo a livello matematico viene calcolato come perdita. In realtà si tratta di acqua che torna in natura, poche centinaia di metri a valle della sorgente.





