Occhialeria tra difficoltà e sfide future: «Ora un patto territoriale»

Occhialeria tra difficoltà e sfide future: «Ora un patto territoriale»

«Un patto territoriale per il rilancio del comparto, coinvolgendo tutti i soggetti anche con investimenti infrastrutturali, sociali e tecnologici»: questa la richiesta dei sindacati provinciali dell’occhialeria – Filctem Cgil Belluno, Femca Cisl Belluno Treviso e Uiltec Belluno – al termine della presentazione della ricerca su “La situazione del distretto e le prospettive dell’occhialeria”, realizzata dal ricercatore sociale Luca Romano.

L’occasione per la presentazione dei dati sullo stato di salute dell’occhialeria bellunese è stato l’attivo dei delegati del settore, un centinaio quelli riunitisi ieri – martedì 14 luglio – in Sala Muccin al Centro Giovanni XXIII di Belluno.

Il quadro internazionale

Tanti i fattori che incidono sul mondo dell’occhialeria, primo fra tutti il quadro internazionale: i dazi USA hanno portato le esportazioni bellunesi a rappresentare l’11% del mercato; prima della loro introduzione, valevano il 25%. Nel solo 2025, l’export dell’occhiale in provincia ha perso il 34% e nei primi sei mesi di quest’anno è calato di un ulteriore 6,9%. Altro fronte globale è quello asiatico: la Cina in particolare rappresenta il mercato più consistente e, allo stesso tempo, “il primo produttore mondiale e il leader assoluto nel settore degli occhiali con IA” mantenendo prezzi concorrenziali.

Le difficoltà del Distretto

Il Distretto dell’occhiale è così stretto tra l’aumento di costi – energia, materie prime, trasporti, personale -, ma questo viene scaricato dai committenti sui contoterzisti, riducendo i volumi di lavoro. Nel 2025, in Veneto il comparto ha visto un saldo negativo tra assunti e cessati pari a 580 unità, 380 nella sola provincia di Belluno; guardando alle ore di cassa integrazione, per il secondo anno consecutivo si è superata quota 1 miliardo di ore di cassa integrazione autorizzate. Nell’arco di un decennio, dal 2014 al 2023, le aziende artigiane dell’occhialeria e dell’ottica in provincia sono scese da 96 a 76, pari a -21%, unico dato negativo in una regione che nello stesso periodo ha visto salire questo dato da 196 a 214 (+9%).

Qualche timido segnale di ripresa pare registrarsi in questi primi mesi del 2026, con un saldo attivi-cessati positivo pari a 140 unità e un calo di 20mila ore per la cassa integrazione autorizzata nei primi tre mesi; «Sono numeri che vanno valutati nel tempo, – evidenzia però Romano – perché l’internalizzazione da parte delle grandi realtà ha sì portato a nuove assunzioni, ma allo stesso tempo ha ridotto l’affidamento di lavoro alle aziende terziste che, per ragioni tecniche, sono meno rilevate statisticamente. Per sapere se è in corso una vera inversione di tendenza dovremo quindi aspettare ancora un po’».

Problemi e risposte

Il quadro della situazione è preoccupante non solo dal punto di vista numerico – le aziende di componentistica e i laboratori di lavorazioni in subfornitura un decennio fa erano un migliaio e sono oggi circa 280; la contrazione di addetti nel 2025 è stata di circa il 10% con 335 licenziamenti collettivi e un migliaio di contratti somministrati o a tempo determinato non rinnovati -, ma anche di prospettiva, con la perdita di competenze e l’abbandono dei fornitori del territorio.

I temi sono quindi quelli annosi: lo spopolamento, la necessità di investimenti sull’infrastrutturazione e sulla logistica, la possibilità di incentivi fiscali per chi crea ricchezza e lavoro sul territorio ma anche per chi realizza il “vero” Made in Italy, la tutela del lavoro con ammortizzatori sociali lunghi, contratti di filiera o di territorio, sostegno al ricambio generazionale.

«Stare fermi non aiuta, così come a nulla servono le soluzioni buone venti o trent’anni fa. – concordano i sindacati – Riteniamo che le nuove soluzioni vadano trovate insieme e da qui vogliamo partire per coinvolgere l’intero territorio, a partire dalla politica, perché a una situazione che risente soprattutto di fattori politici serve dare risposte politiche».

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