La manifattura soffre. E la pandemia, che pesa tantissimo sull’export, fa vedere tutte le sue conseguenze. E se l’occhialeria fosse un rischio per il Bellunese? L’analisi arriva dalla Cisl, che propone una ricetta per uscire dalla crisi. Con tre ingredienti: diversificazione, innovazione tecnologica e formazione.
I DATI
Da un lato il crollo dell’export certificato dai recenti dati della Camera di Commercio (Occhialeria a picco: l’export bellunese perde 900 milioni di euro nel 2020). Dall’altro lato il report di febbraio di Veneto Lavoro sull’andamento dell’occupazione, che vede Belluno – unica provincia in Veneto – ad avere un saldo superiore a quello del 2020 (+753 contro +133) e un lievissimo rialzo delle assunzioni (+1,2%).
«Questi numeri non traggano in inganno – commenta il segretario generale della Cisl Belluno Treviso Massimiliano Paglini -: la dinamica dell’occupazionale è sostanzialmente uniforme su tutto il territorio regionale. Per quanto riguarda la provincia di Belluno riteniamo che sia stato l’evento straordinario dei Mondiali di Cortina di febbraio ad aver richiesto occupazione aggiuntiva temporanea ‘falsando’ il dato. Se così non fosse vedremo i dati di marzo per capire meglio la dinamica sottostante. Però non si spiegherebbe diversamente, non a caso le assunzioni di febbraio sono rimaste sui livelli dei due anni precedenti e il saldo è cresciuto».
I problemi, in ogni caso, restano. Il blocco del turismo invernale. Le nubi nere sui prossimi mesi, che rischiano di condizionare la stagione estiva. E poi le vertenze aperte – Acc, Ideal Standard e Safilo – che mettono a rischio un migliaio di posti di lavoro.
L’OCCHIALE REGGE?
A preoccupare la Cisl è soprattutto il peso del settore dell’occhialeria nell’economia del territorio. Occhialeria che vale il 65% delle esportazioni. «È chiaro che la debolezza di questo comparto rischia di trascinare giù l’intera provincia se non vi dovessero essere inversioni del mercato mondiale – continua Paglini -. Da qui bisogna ripartire per ripensare lo sviluppo del Bellunese: per recuperare competitività, oggi più che mai è necessario diversificare, puntare anche su settori diversi, innovare e al contempo mettere in campo percorsi virtuosi per la riqualificazione e la ricollocazione del personale. Per questo chiediamo alle istituzioni di unirsi in un tavolo provinciale per la progettazione di un nuovo modello di sviluppo. I settori tradizionali soffrono e per Belluno servono idee nuove e innovative oltre che risposte per renderle competitive a partire da infrastrutture, centri di ricerca, sinergie con la scuola e l’università, insomma un nuovo modello di sviluppo che agganci il treno del Next Generation EU così da far rifiorire l’intero territorio».





