Come si comportano le persone di fronte all’emergenza sanitaria? Cosa pensa la gente delle misure di sicurezza? Abbiamo provato ad analizzare il fenomeno dal punto di vista socio-politico. Con la preziosa consulenza del sociologo Diego Cason, che ci offre il suo punto di vista.
Oggi, la seconda parte della sua analisi (qui la prima parte Il Covid-19 è una sciagura. Ma può insegnarci qualcosa…)
La prima cruciale questione, per poter valutare e giudicare l’azione del nostro sistema politico e sanitario, è prendere atto che i problemi sanitari di controllo di un’epidemia sono complessi. Sono problemi sui quali il 99,9% delle persone non sa nulla di nulla. Quindi, il loro giudizio non è fondato sulla conoscenza diretta di una realtà epidemica mai avvenuta prima. Lo 0,1% che conosce il problema ha le competenze necessarie per comprenderlo, ma trova comunque notevoli difficoltà di analisi, proprio perché si trova di fronte un virus nuovo su cui anche la comunità scientifica non sa abbastanza. Più degli altri ignoranti totali sa di sicuro, ma non abbastanza.
Ecco quel che accade quando sia gli ignoranti sia i sapienti hanno la libertà di parola; sacrosanto diritto, in Italia, lusso che si paga a caro prezzo in Cina, in Russia, in Turchia e in Ungheria. Succede una formidabile babele nella quale si mescolano opinioni del tutto infondate con altre più solide e utili, ma insufficienti. Poi, queste ultime opinioni degli esperti sono provvisorie, perché mutano al mutare delle informazioni che il sistema sanitario raccoglie e i centri studi analizzano. In questa situazione, nella quale le persone muoiono con una rapidità spaventosa, chi ha la responsabilità di decidere deve decidere. Non può aspettare, perché intanto la lista delle vittime si allunga. Le previsioni sono impossibili, si può prevedere solo ciò che si conosce bene. È arduo capire quale sia la cosa migliore da fare e quello che va fatto subito. Soprattutto quando il personale medico deve inventarsi le procedure per affrontare la malattia.
I dati non bastano, perché bisogna saperli leggere. Ma non ci sono riferimenti clinici sulle caratteristiche del virus e sulla gestione di processi così rapidi e complessi. Bisogna farsi venire velocemente idee su cosa fare, senza avere il tempo per verificare l’efficacia delle azioni adottate, perché nel frattempo le condizioni sul campo sono mutate con rapidità superiore a quella con la quale il sistema sanitario reagisce.
Sempre, quando si deve decidere nell’assoluta incertezza, in emergenza e imprevedibilità, qualunque decisione produrrà effetti positivi e negativi, in quantità superiore rispetto alle decisioni prese in condizioni normali. Perciò, i responsabili politici non devono solo prendere decisioni giuste o sbagliate, ma devono scegliere per priorità. Per capirci, tutti sono ottimi skipper nella propria piscina, ma nell’oceano in tempesta è tutt’altra questione. Se non si capisce che i Governi ragionali e nazionali hanno dovuto agire in queste condizioni, ogni nostra critica è priva di qualsiasi valore. Siamo solo tifosi che criticano i giocatori in campo non avendo la minima idea di quale gioco stiano giocando (continua…)





