In Veneto ci sono 65mila giovani che hanno spento il motore. Non studiano, non lavorano, non cercano. Si chiamano Neet – Not in Education, Employment or Training – e non è solo una sigla: è una condizione che racconta fragilità, disillusione, mancanza di prospettive. Un’intera generazione parcheggiata ai margini, mentre il mondo corre.
Ma Belluno non molla. Lo dice il Focus Neet 2025, realizzato dall’Associazione Veneta per lo Sviluppo Sostenibile (AsVeSS) per l’Osservatorio Economico e Sociale della Camera di Commercio di Treviso-Belluno. Mentre altre province arrancano – Rovigo tocca il 17,5%, Padova e Verona superano la doppia cifra – qui il tasso di Neet è il più basso della regione: 5,2%. E non è un caso. Tra il 2018 e il 2023, Belluno ha dimezzato il numero di giovani fuori dai radar. Non per miracolo, ma per una somma di fattori.
C’è una rete associativa tra le più vivaci d’Italia: 99 organizzazioni no-profit ogni 10mila abitanti, che offrono orientamento, supporto, inclusione. C’è una propensione agli studi universitari che sorprende: il 31,7% dei giovani bellunesi ha un titolo terziario. E c’è un tessuto imprenditoriale che, pur tra mille sfide, regge: 13.473 sedi d’impresa, con una forte presenza artigiana (33,8%) e femminile (21%).
Certo, le criticità non mancano. I servizi per l’infanzia sono meno diffusi rispetto ad altre province, e la formazione continua è sotto la media regionale (10,3%). Il disagio emotivo pesa: secondo il Censis, il 58,1% dei giovani tra i 18 e i 34 anni si sente fragile, uno su tre è stato in cura da uno psic Aologo, il 32,7% soffre di attacchi di panico.
Ma Belluno reagisce. E lo fa con la forza silenziosa delle comunità, con l’impegno delle associazioni, con la voglia di non lasciare indietro nessuno. Non è immune. Ma è vigile. E questo, oggi, fa la differenza.





