Moria di negozi in montagna: tra scontrino elettronico e chance di nuovi contributi

Moria di negozi in montagna: tra scontrino elettronico e chance di nuovi contributi

Non può essere colpa soltanto dello scontrino elettronico. Di certo, però, l’imposizione digitale entrata in vigore dal 1° gennaio ha facilitato la moria di negozi e attività commerciali. Specialmente in montagna. Lo denuncia l’Uncem (Unione Nazionale Comuni ed Enti Montani), che aveva chiesto una proroga sull’obbligo di scontrino elettronico (di fatto, un primo allungamento dei tempi c’è stato: da luglio 2019 a gennaio 2020 per gli esercenti con meno di 400mila euro l’anno di volume di attività).

LA RICHIESTA

«Siamo ancora in tempo per predisporre un’ulteriore proroga» affermano dall’Uncem. «Si può intervenire nel Milleproroghe. Altrimenti rischiamo la desertificazione commerciale».

Secondo Uncem, tre sono le cose da fare subito: entro gennaio, un esame da parte dell’Agenzia delle Entrate rispetto a quanti, nei Comuni montani, si sono adeguati all’obbligo di scontrino elettronico e quanti non ancora. Quanti hanno chiuso e per quali motivi. “E allora, secondo punto – evidenzia Marco Bussone, presidente nazionale Uncem – deve essere ripartito in tempi rapidissimi il fondo di 30 milioni di euro previsto in legge di bilancio a sostegno delle attività economiche, artigianali e commerciali delle aree interne del Paese». Terzo fronte, quello fiscale.

DECRETO CRESCITA

Sul tema della moria di negozi in montagna c’è anche il nuovo sostegno previsto dal Decreto Crescita, varato nel giugno scorso. Argomento su cui si muove l’Anpci (Associazione nazionale piccoli Comuni), capitanata dal sindaco di Seren, Dario Scopel.

«La nuova misura riguarda tutti i Comuni fino a 20.000 abitanti ed è entrata in vigore dal 1° gennaio di quest’anno – spiega Scopel -. La legge ha stanziato al riguardo 5 milioni di euro per il 2020, 10 milioni il 2021, 13 milioni per il 2022 e 20 milioni di euro a partire dall’anno 2023. Nei prossimi giorni dovrebbero arrivare dal Ministero le indicazioni operative con le modalità di domanda; le attività interessate hanno tempo fino al prossimo 28 febbraio per inoltrare, tramite il proprio Comune di residenza, la richiesta relativa la 2020».

Ma come funziona il nuovo contributo?

Agli esercenti che beneficiano delle agevolazioni per la riapertura e l’ampliamento di attività nei piccoli Comuni vengono erogati dei contributi per l’anno nel quale si ridà vita all’attività (o si interviene sugli spazi), e anche per i tre anni successivi. Il valore del contributo è rapportato alla somma dei tributi comunali dovuti e regolarmente pagati nell’anno precedente a quello in cui si presenta la richiesta di accesso al beneficio, fino al 100 per cento dell’importo.

«Ci stiamo attivando, anche attraverso l’Anpci, affinché tutti i sindaci interessati dalla norma non si lascino sfuggire questa occasione – conclude Scopel -. Il comparto economico rappresentato dalle piccole attività ha bisogno nella nostra zona di interventi ben più massicci e strutturali, a cominciare dall’eliminazione degli Studi di Settore, vera e propria mannaia ammazza-imprese. Nel frattempo, è nostro dovere di sindaci far conoscere e promuovere tutte le forme di aiuto e sostegno esistenti, per dare una mano concreta ai nostri piccoli esercizi; ne va del futuro delle comunità locali».

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