La carenza di medici di famiglia continua a preoccupare il Bellunese e ora si aggiunge un nuovo interrogativo: cosa succederà dal gennaio 2027 con l’avvio delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e la fine del sostegno regionale alle Medicine di Gruppo Integrate? A lanciare l’allarme è il Comitato Feltrino per il Diritto alla Salute “Giù le Mani dalla Sanità Bellunese”, che attraverso lo Sportello Diritto alle Cure di Feltre raccoglie sempre più spesso le segnalazioni di cittadini in difficoltà nel rapporto con la medicina territoriale.
Secondo il comitato, il problema non riguarda soltanto la mancanza di professionisti, ma soprattutto la perdita di quel punto di riferimento rappresentato dal medico di famiglia, figura che segue il paziente nel tempo e ne conosce storia clinica e bisogni. Una situazione che colpisce in particolare anziani, persone fragili e cittadini affetti da più patologie. Il fenomeno è alimentato dai pensionamenti, dalle dimissioni e dalla difficoltà di rendere più attrattiva la professione di medico di medicina generale. A questo si aggiungono le nuove richieste organizzative legate alle Case di Comunità e l’incertezza sul futuro delle Medicine di Gruppo Integrate, che in provincia rappresentano una realtà consolidata a Feltre, Belluno, Longarone e Santo Stefano di Cadore.
Nei giorni scorsi il tema è arrivato anche in Regione Veneto grazie a un’interrogazione presentata dal consigliere Carlo Cunegato (AVS) in Quinta Commissione Sanità. Le successive dichiarazioni dell’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa e del direttore generale dell’Area Sanità e Sociale Giancarlo Ruscitti, secondo il Comitato, non avrebbero però chiarito in maniera definitiva quale sarà l’assetto futuro dell’assistenza territoriale.
Restano infatti aperte diverse domande: le attuali Medicine di Gruppo Integrate saranno mantenute oppure chiuderanno? Che ne sarà del personale amministrativo e infermieristico che oggi opera all’interno delle strutture? E soprattutto dove saranno collocate le future AFT previste dal nuovo modello organizzativo? La normativa prevede una suddivisione del Bellunese in sei aggregazioni territoriali. Una riguarderebbe l’area del Cadore, una l’Agordino, una il territorio tra Zoldo, Ospitale, Ponte nelle Alpi e Alpago, una Belluno e Limana, una l’area di Sedico e della Valbelluna e una il Feltrino. Per il comitato resta però da capire se questa organizzazione sarà realmente in grado di rispondere alle esigenze di un territorio montano caratterizzato da distanze, difficoltà di spostamento e popolazione anziana. «Non servono modelli astratti, ma servizi concreti, tempi certi, specialisti e strutture vicine ai cittadini». La preoccupazione è che le criticità legate all’aumento dei costi, alla carenza di personale e all’invecchiamento della popolazione possano tradursi in un progressivo ridimensionamento della sanità pubblica, lasciando sempre più spazio all’offerta privata.
Per questo il comitato invita cittadini e istituzioni a monitorare con attenzione i prossimi passaggi. L’obiettivo, sottolineano i volontari, è evitare che il diritto alle cure finisca per dipendere dal luogo in cui si vive, soprattutto nelle aree periferiche e montane della provincia.





