L’Ulss 1 cerca infermieri. E ad Agordo l’Asca assume una professionista albanese

L’Ulss 1 cerca infermieri. E ad Agordo l’Asca assume una professionista albanese

Nella battaglia a Covid – 19, l’Ulss 1 Dolomiti mette in campo tutte le armi a sua disposizione. Ma servono anche i soldati. Leggasi infermieri. Che non saranno impiegati solo sul fronte pandemico, ma in tutte le attività che necessariamente devono andare avanti. L’azienda sanitaria ne sta andando alla ricerca e allo scopo ha approvato un avviso per la ricerca di infermieri da assumere a tempo determinato. L’avviso sarà pubblicato sul sito www.aulss1.veneto.it.

Servono infermieri anche nelle case di riposo. E trovarli, come detto, è sempre più difficile. Così si cerca anche all’estero. È il caso di Asca, l’azienda consortile agordina che gestisce la casa di riposo di Agordo, che ha recentemente inserito in organico una giovane infermiera professionale trasferitasi all’ombra dell’Agner dal nord dell’Albania. Si tratta di un primo passo per contrastare la grave carenza di figure sanitarie professionali e il suo arrivo ad Agordo rientra nel progetto “Un ponte con l’Albania”, avviato dal Rotary club Belluno grazie al legame con Albert Nikolla, vice ministro della sanità albanese. Un progetto a due direzioni: dal Bellunese arriveranno nel paese balcanico attrezzature sanitarie, in cambio da noi arriveranno infermieri.

L’idea ha ricevuto il plauso del prefetto di Belluno, Mariano Savastano: «Sono fermamente convinto – ha evidenziato il Prefetto di Belluno – che la collaborazione, il dialogo ed il confronto interistituzionale siano gli strumenti da utilizzare perché si possa davvero parlare di un’Amministrazione al servizio del cittadino. Aver contribuito all’ingresso di un’infermiera professionale nella provincia bellunese – nel pieno rispetto delle procedure normative previste – è un risultato di grande valore, che può assurgere a modello da seguire per supportare la grave carenza di infermieri professionali nell’ organico delle strutture sanitarie bellunesi a favore della qualità dell’assistenza sanitaria».

«La collaborazione con la Prefettura è stata il valore aggiunto del service – aggiunge la past president del sodalizio, Mariachiara Santin – e ha permesso di concludere il percorso in pochi mesi identificandone con precisione le tappe: scelta degli infermieri, legalizzazione della traduzione del diploma e dell’iscrizione all’albo, predisposizione del contratto di locazione e del contratto di lavoro, rilascio del green pass europeo e infine nulla osta della Prefettura per il trasferimento in Italia».

«Nelle prossime settimane – spiega il Rotary – verranno presentate allo Sportello unico dell’immigrazione della Prefettura ulteriori domande per favorire l’ingresso di altri infermieri professionali nel territorio bellunese».

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