Sono passati cinquant’anni dal terremoto che sconvolse il Friuli. Era il 6 maggio 1976 quando la terra tremò con una forza devastante, lasciando dietro di sé distruzione, silenzi e un’intera comunità da ricostruire. Oggi, mezzo secolo dopo, quel ricordo torna vivo più che mai. Ricostruiamo cosa accadde grazie al contributo di Mirko Gioli, geologo e funzionario tecnico della Direzione Difesa del suolo e della costa della Regione Veneto.
Il 6 maggio 1976, alle ore 21:00:13, l’Orcolat, il gigante malvagio della tradizione friulana che vive sottoterra, si sveglia improvvisamente. Una scossa di terremoto di magnitudo 6,4 colpisce la media valle del Tagliamento, con epicentro a Nord-Est di Tarcento (in prossimità del paese di Lusevera) e ipocentro a 7 km di profondità. Vengono interessati 120 comuni delle province di Udine e Pordenone, con 45 paesi rasi al suolo; l’area interessata è di 5.700 km2, ma si segnalano danni anche nell’Austria meridionale e in parte della Slovenia, al tempo ancora jugoslava. La scossa viene avvertita in tutta l’Italia centro-settentrionale, fino a Roma, ma anche in Germania, Cecoslovacchia e nella Francia orientale. Le vittime saranno 977, gli sfollati più di 200.000. Le repliche si susseguiranno per tutta l’estate, andando via via scemando, finché non avverranno altre due forti scosse, l’11 settembre (magnitudo 5,6) e il 15 dello stesso mese (magnitudo 5,9). Esse provocheranno altre 13 vittime ed ulteriori danneggiamenti alle strutture malamente sopravvissute al primo sisma.
Non è un caso che il terremoto sia avvenuto proprio lì. L’area carnico-friulana è il settore sismicamente più attivo dell’Italia settentrionale a causa dell’azione di un sistema di faglie della zona di confine italo-slovena. Queste faglie sono soggette ad una compressione in direzione NNO-SSE legata alla collisione della Microplacca Adriatica con la Placca Eurasiatica, con fulcro di rotazione in corrispondenza del Piemonte (la stella rossa nell’immagine sottostante). La spinta è di circa 1,5-2 mm/anno. In particolare, si ritiene che la scossa principale del 6 maggio sia stata causata dalla faglia Susans – Tricesimo.

L’area di faglia fu calcolata di 800 km2 e la massima deformazione verticale misurata (con misure geodetiche effettuate nel 1952 e ripetute nel 1977) di 25 cm.
Il terremoto del 1976 diede, però, la spinta alla nascita della Protezione Civile come la conosciamo ora. Infatti, nelle ore successive Giuseppe Zamberletti venne nominato dal Governo Commissario Straordinario con lo scopo di dirigere le operazioni di soccorso. Nella gestione dell’emergenza egli coinvolse direttamente il governo regionale e i sindaci dei comuni colpiti, investendoli di un ruolo complesso fino ad allora gestito a livello centrale. Vengono istituiti per la prima volta i “Centri Operativi” con l’obiettivo di creare, in ogni comune colpito, un organismo direttivo composto da rappresentanti di amministrazioni pubbliche e private per coordinare il soccorso e l’assistenza alla popolazione.
Mirko Gioli
geologo – funzionario tecnico della Direzione Difesa del suolo e della costa della Regione Veneto





