Buone notizie sul fronte dell’interscambio commerciale per la provincia di Belluno.
Nel primo trimestre 2023, le vendite all’estero delle imprese locali hanno sfiorato gli 1,4 miliardi di euro, per un incremento del +17,1% rispetto al primo trimestre 2022 quando crescevano del +28,3%. In controtendenza, invece, l’import bellunese, in flessione del -9,9% rispetto allo stesso periodo del 2022, quando cresceva del 48,7%.
I DATI
Come noto, oltre il 74% dell’export bellunese è realizzato dall’occhialeria (oltre 1 miliardo di vendite nel trimestre), mentre i due terzi delle esportazioni del settore sono proiettate nei mercati extra-europei (+20,9%). Negli Stati Uniti, primo mercato di riferimento con un peso del 30% sulle esportazioni provinciali del settore, le vendite crescono del +7,2% su base annua, ma nel 2022 la crescita era in doppia cifra. Maggiori contributi vengono in questo primo periodo dell’anno dalle vendite verso la Turchia, che raddoppiano su base annua, e da quelle verso Cina-Hong Kong (+60,7%). All’interno dell’Unione Europea le vendite aumentano del 19,9%. Si distinguono per dinamica le esportazioni verso Francia (+22,6%) e Spagna (+27,8%), ma risulta meno vivace la crescita verso la Germania (+13,2%).
MACCHINARI
Al netto dell’occhialeria, l’aumento su base annua dell’export bellunese è stato del +8,4%, risultato al quale hanno contribuito dinamiche settoriali differenti che si possono riassumere in una crescita più sostenuta per macchinari (+19,5%), prodotti di elettronica e apparecchiature di precisione (+21,5%), carpenteria metallica (+29,1%) e prodotti alimentari (+27,2%). In decisa flessione le vendite di prodotti tessili e abbigliamento (-15,3%), prodotti in gomma e materie plastiche (6,7%) e metallurgia (-19,8%).
IL PARERE
«I dati sull’interscambio – commenta Mario Pozza, Presidente della Camera di Commercio di Treviso e Belluno Dolomiti – evidenziano ancora dinamiche positive, ma in rallentamento e condizionate: in parte dal ciclo congiunturale meno effervescente a livello internazionale e in parte dal rallentamento dei prezzi all’import. Risulta interessante, in particolare, la tenuta dell’industria dei macchinari, specchio della domanda di beni d’investimento. Ciò significa che permane una richiesta di aggiornamento tecnologico dei processi produttivi, forse anche connesso alla riorganizzazione delle catene del valore per effetto della guerra come della pandemia. Una simile traiettoria di cambiamento dell’organizzazione produttiva è assolutamente da monitorare».





