Si alza il sipario su una mostra semplicemente imperdibile: “La montagna presa sul serio: Belluno e le Dolomiti di Piero Rossi”, che resterà in esposizione a Palazzo Bembo fino al 3 dicembre.
La vernice è inserita all’interno dell’omonimo macro-progetto: capofila è il Circolo Cultura e Stampa Bellunese.
Si tratta di una biografia “dolomitica”, ricostruita attraverso carteggi e disegni alpinistici tratti dalla collezione dell’editore Bepi Pellegrinon. Una delle doti meno conosciute di Piero Rossi, tenuta gelosamente celata sotto lo pseudonimo Rougespierre, era la sua abilità nel ritrarre il mondo della montagna, colto e declinato nelle più diverse maniere.
Si tratta di disegni anche dissacranti, ma gustosissimi, eseguiti con una precisione calligrafica che rimanda a un modo satirico di ritrarre le terre alte, presente come tendenza caratteristica in tutto il Novecento.
Traducono in immagini il confronto tra l’irresistibile bellezza e suggestione dei monti, ispiratori di altrettanto alti e nobili sentimenti, e l’uomo, che a volte li sfida: di fronte alla loro maestosità, l’essere umano non può che ritrovarsi goffo e nudo nella sua fragilità esistenziale.
«La montagna presa sul serio – ha commentato il presidente del Circolo, Luigino Boito – è il titolo che ho voluto dare a questa mostra in onore a Piero Rossi nel 40esimo della sua morte. Ho mutuato la montagna “presa in giro” di Giuseppe Mazzotti, così da legare a questa celebrazione anche il caro amico con cui Rossi ha condiviso una fraterna collaborazione. Rossi, come si percepisce dalle opere esposte, ci richiama a vivere la montagna e l’alpinismo nei loro valori sostanziali, controcorrente rispetto a mode e pura apparenza».
Bozzetti, riservati a pochi amici, svelano il suo intimo rapporto con le vette e il mondo alpinistico, senza ostentazione di superiorità nei confronti degli altri o degli alpinisti improvvisati, ma pieni di sottile ironia, rivolta, prima di tutto, anche a se stesso.
Una forma di rispetto, che sembra ricordare il migliore Samivel, il grande disegnatore francese di montagne e alpinisti, e alcune asperità della più feroce satira, degna di uno Scalarini o di un Forattini, mescolate insieme, fanno di questi disegni una piacevole, ed allo stesso tempo toccante, testimonianza del complesso intreccio tra sensibilità e ironia, sempre presenti nel pensiero dell’autore.





