Istituto Pio XII, la proprietà: «Non c’è ancora un piano B per il futuro»

Istituto Pio XII, la proprietà: «Non c’è ancora un piano B per il futuro»

Poco meno che un fulmine a ciel sereno. La decisione dell’opera diocesana “San Bernardo degli Uberti” di Parma di chiudere a fine 2022 l’Istituto Pio XII di Misurina, l’unica struttura in Italia specializzata nella cura dell’asma infantile, ha colto impreparati un po’ tutti, nonostante il campanello d’allarme di tre anni fa.

La stessa proprietà spiega di non avere ancora elaborato un “piano B”. «La verità è che non pensavamo di dover chiudere – spiega il presidente dell’opera diocesana, Roberto Arduini – e quindi al momento non abbiamo ancora ragionato sul dopo». Arduini ripercorre i motivi che hanno portato alla scelta di chiudere: «Già tre anni fa la situazione era diventata difficile, ma assieme al territorio e alla Regione (che nel 2019 stanziò 3milioni e 600mila euro per i tre anni successivi, ndr) abbiamo cercato di fare uno sforzo. Poi c’è stato il covid che ha un po’ mascherato le cose, ma quest’anno siamo tornati punto e a capo. Le perdite economiche sono ingenti».

Il problema è la mancanza di utenti: «Molte cose sono cambiate – continua Arduini – a cominciare dalla farmacologia, che ha fatto passi da gigante. Aggiungiamoci poi che le famiglie fanno sempre meno figli e sono sempre più restìe a farli curare lontano da casa. Senza pazienti non è possibile tenere aperta la struttura».

Arduini però apre a qualsiasi soluzione: «Se ci saranno delle idee per il futuro, siamo pronti a discuterne. L’istituto potrebbe anche essere riconvertito, ad esempio per accogliere lungodegenti o anziani. Ma è chiaro che in quel caso dovrà essere modificata, non solo nelle dotazioni ma anche nell’organico: adesso qui lavorano medici pediatri specialisti d’area».

Non si arrende il neo sindaco di Auronzo di Cadore, Dario Vecellio Galeno: «Abbiamo saputo della cosa poche ore prima del comunicato. Ora apriremo i tavoli di confronto con proprietà e Regione, per capire innanzitutto se sia possibile fare qualcosa per salvare l’attività. Oppure, in alternativa, valutare cosa potere fare all’interno dell’istituto. A questo proposito la proprietà si è detta disponibile anche ad un cambio di gestione».  

Vecellio Galeno sgombra anche il campo da possibili illazioni su possibili speculazioni: «Al momento nessuno ci ha contattato».

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