“Intervista alla Gabelli”, la scuola racconta le sue aule e il metodo didattico

“Intervista alla Gabelli”, la scuola racconta le sue aule e il metodo didattico

Per anni hanno “battagliato” a difesa della Gabelli e di tutto quello che ha rappresentato per la città. Hanno raccolto firme per inserire la scuola storica di Belluno nei luoghi del cuore del Fai. Adesso i “Cittadini per il recupero della Gabelli” tornano in pista, più frizzanti che mai. Con un programma di conferenze e serate. Obiettivo dichiarato: «Accendere un dibattito. E soprattutto far conoscere la scuola Gabelli» spiegano.

Sì, perché i bellunesi (forse neanche tutti) conoscono la struttura. La scuola intitolata al pedagogista e patriotta Aristide Gabelli, costruite nei primi anni Trenta dai fratelli Agostino e Guglielmo Zadra. I più conoscono il giardino, oggi privo di piante, ma fino a qualche mese fa fiorente e ricco di essenze. Pochi invece conoscono il vero “tesoro” della Gabelli (probabilmente nessuno che sia nato dopo gli anni Settanta). Perché l’essenza della storica scuola cittadina sta nel metodo didattico in uso fino a una cinquantina d’anni fa. La struttura stessa dell’edificio era stata pensata dai fratelli Zadra per la migliore applicazione architettonica del metodo didattico Montessori-Pizzigoni, importato a Belluno e applicato da Pierina Boranga. Un metodo che presupponeva la possibilità di far sperimentare direttamente ai piccoli alunni quanto veniva insegnato loro nei diversi campi. Richiedeva quindi una serie di spazi e di strumenti legati all’economia agricola degli anni Trenta (oggi in gran parte modificati), predisposti allo scopo all’esterno dell’edificio. Quel metodo esiste ancora ed è attivo alla Scuola Rinnovata di Milano. E a Belluno?

«Non c’è più e noi vorremmo recuperare almeno il dibattito sul tema» spiega Sara Serbati (in foto, insieme a Marco Rossato e Stefano Fiabane), docente di pedagogia all’Università di Padova e nuova presidente dell’associazione “Cittadini per la Gabelli”. «Per noi è importante far conoscere cosa è stata la Gabelli, che fino agli anni Settanta è stata una delle due scuole del metodo Pizzigoni presenti in tutta Italia».

Proprio per far conoscere la Gabelli, l’associazione ha messo in campo una serie di conferenze. La prima è in programma venerdì 25 marzo, alle 18, nell’aula magna del Seminario Gregoriano. Sarà divisa in due momenti. Nel primo, l’architetto Andrea Bona tratterà il tema “La scuola Gabelli, un’architettura per l’innovazione didattica nel Bellunese”. Nel secondo, la scuola racconterà se stessa. Impossibile? Provare per credere. “Intervista alla Gabelli” è il titolo e sarà proprio una raccolta di testimonianze di cosa è e soprattutto cosa è stata la Gabelli, sia dal punto di vista pedagogico, sia sul fronte dei ricordi e degli affetti che quelle aule hanno visto, sentito, cullato.

Ingresso gratuito con green pass e mascherina ffp2. Prenotazioni all’indirizzo mail cittadinirecuperogabelli@gmail.com

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