Un incendio in uno dei punti più delicati dello stabilimento e, per fortuna, nessun ferito. Ma per i sindacati metalmeccanici l’episodio avvenuto nella serata di ieri alla Hydro di Feltre è molto più di un semplice incidente tecnico: è «l’ennesimo campanello d’allarme» che riporta al centro il tema della sicurezza degli impianti e del futuro produttivo del sito.
Le fiamme hanno interessato il dissipatore della cabina elettrica dello stabilimento. Solo per puro caso — sottolineano Fim Cisl e Fiom Cgil — l’episodio non ha avuto conseguenze per lavoratrici e lavoratori presenti in fabbrica. Un fatto che le organizzazioni sindacali definiscono «grave» e che, a loro dire, confermerebbe criticità denunciate da tempo.
In una nota congiunta, le segreterie territoriali parlano di «situazione inaccettabile» e accusano l’azienda di non aver dato finora risposte adeguate alle richieste di un piano strutturato di manutenzione. «Da mesi — scrivono — in ogni sede di confronto chiediamo interventi seri e programmati sugli impianti. Le risposte sono state vaghe, rinviate o del tutto assenti». L’incendio, quindi, viene letto come la prova concreta di una gestione giudicata «superficiale e irresponsabile».
Secondo Fim e Fiom, il problema non riguarda solo l’episodio in sé, ma un quadro più ampio che intreccia sicurezza, organizzazione del lavoro e prospettive industriali. «Continuare a rimandare interventi indispensabili — affermano — significa esporre lavoratori e stabilimento a rischi sempre maggiori, compromettendo anche la continuità produttiva».
A preoccupare i sindacati è anche quello che definiscono un «progressivo impoverimento delle competenze tecniche interne». L’uscita di figure storiche con esperienza sugli impianti, sostengono, avrebbe indebolito la capacità di prevenzione e gestione delle emergenze, rendendo il sito «più fragile e vulnerabile».
Da qui la richiesta di un chiarimento netto sul futuro dello stabilimento feltrino. «Hydro non può continuare a giocare sull’ambiguità — dichiarano Maurizio Zuglian per la Fim Cisl e Stefano Bona per la Fiom Cgil —. Se l’azienda non intende più investire seriamente nella sicurezza, nella manutenzione e nel futuro industriale di Feltre, lo dica apertamente. In caso contrario, si assuma immediatamente le proprie responsabilità». I sindacati aggiungono che non accetteranno «inerzie» che possano bloccare eventuali possibilità di rilancio, qualora vi fossero altri soggetti industriali interessati al sito.
L’attenzione ora è puntata sull’incontro già fissato per l’11 febbraio al Ministero. Fim e Fiom annunciano che si presenteranno chiedendo «risposte chiare e impegni vincolanti» su tre punti: un piano di manutenzione straordinaria immediato, investimenti «certi e verificabili» e una strategia industriale credibile nel medio-lungo periodo.
«All’11 febbraio — concludono — servono risposte, non promesse». Sul tavolo non c’è solo la gestione di un impianto, ma la sicurezza di chi ci lavora ogni giorno e il destino industriale di un presidio produttivo storico per il Feltrino.





