Se ci sono animali domestici a disposizione, il lupo se li prende. D’altronde, anche a lui piace fare poca fatica. Ma se gli animali sono ben difesi, allora il grande predatore si rivolge alla fauna selvatica. Caprioli soprattutto. Lo rivela uno studio approfondito dell’Università di Sassari, presentato ieri (sabato 23) a Longarone fiere, in occasione di “Caccia, pesca e natura”. Certo, i branchi presenti nel Bellunese continuano a predare ovini, caprini, asini e altre bestie delle aziende agricole. Significa che vanno trovati correttivi.
A spiegare il progetto di ricerca (o meglio, di gestione proattiva del lupo in Veneto) è stato il professor Duccio Berzi, dell’Università di Sassari. Assieme a un team di studiosi, negli ultimi due anni è riuscito a catturare 6 lupi della zona della Lessinia e delle prealpi trevigiane e bellunesi. Gli esemplari sono stati tutti dotati di radiocollare e seguiti nei loro spostamenti.
«Abbiamo raccolto oltre 30mila dati di posizionamento – ha detto Berzi -. Abbiamo potuto vedere che il raggio in cui si muovono è di circa 100 chilometri quadrati, praticamente come i lupi dell’Appennino. Ci sono numerosi branchi e questo significa che c’è un’elevata disponibilità alimentare».
Già, lo sanno bene anche gli allevatori che si sono visti predare pecore, capre e bovini. Ma lo sanno anche gli studiosi, che difatti hanno studiato oltre 300 carcasse lasciate dai lupi radiocollarati. «Un branco di lupi mediamente consuma un ungulato un giorno sì e un giorno no, per circa 2,5 chilogrammi di carne per ogni esemplare al giorno – ha detto Berzi -. I lupi che abbiamo seguito hanno una dieta variegata, ma basata soprattutto su caprioli, mufloni e ungulati. Interessante il branco del Monte Grappa, che d’inverno si ciba esclusivamente di animali selvatici, mentre d’estate, data la disponibilità di greggi di pecore, aggiunge anche diversi ovini».
Significa che il lupo si indirizza prioritariamente verso i selvatici, secondo gli esperti. Anzi, il ruolo di equilibratore sarebbe svolto alla perfezione. Lo studio infatti ha osservato anche il livello di grasso del midollo osseo riscontrato nelle carcasse (elemento per capire lo stato di salute degli animali). «Risulta che il lupo caccia soprattutto animali non in perfetta salute, agevolando così il ricambio della specie – ha concluso Berzi -. In particolare questo comportamento si riscontra nelle carcasse di camoscio. Per quanto riguarda il cervo invece, il lupo lo caccia senza effettuare alcuna selezione».





